Referendum Fiat: il sì vince (col 54%), ma la Fiom non perde. E adesso?

Sono scesi in campo proprio tutti, da Confindustria alla stessa Fiat, dai 3 sindacati confederali ai partiti politici, dal governo ai maggiori quotidiani nazionali. Tutti in campo per convincere i circa 5 mila operai di Mirafiori che il contratto di lavoro predisposto dalla Fiat e approvato da Cisl e Uil doveva essere ratificato con un


Sono scesi in campo proprio tutti, da Confindustria alla stessa Fiat, dai 3 sindacati confederali ai partiti politici, dal governo ai maggiori quotidiani nazionali. Tutti in campo per convincere i circa 5 mila operai di Mirafiori che il contratto di lavoro predisposto dalla Fiat e approvato da Cisl e Uil doveva essere ratificato con un sì al referendum tra i lavoratori.

E così è stato. I risultati definitivi dicono che il sì ha vinto con il 54% e che, di contro, il no si è fermato circa al 46%. Non ci sarebbe altro da aggiungere, in realtà: i lavoratori di una grande fabbrica hanno scelto di approvare il contratto che gli è stato sottoposto, i cui dettagli, benefici e lacune saranno giudicati da chi si troverà ogni giorno a viverne gli effetti a Mirafiori.

Politicamente parlando qualcosa da aggiungere però ci sarebbe. Fa infatti riflettere che la metà di quei lavoratori (operai e impiegati) abbiano comunque resistito alla pressione, politica e mediatica, alle minacce di spostamento dell’azienda in un altro paese (una cosa questa che andrebbe inserita nel codice penale) e ai proclami dell’80% dei commentatori più influenti per rispondere no al referendum.

Difficile pensare che si tratti di 2 mila e 500 militanti di Sinistra e libertà o di Rifondazione comunista: magari ce ne fossero così tanti! Difficile credere che siano tutti iscritti e simpatizzanti della Fiom. E allora? Forse, semplicemente, quel contratto di lavoro non era così perfetto come i promotori della libertà (ma solo della propria) hanno tentato di farci credere anche grazie al grazioso coro di propaganda che molti media, solitamente tacciati di sinistro estremismo, hanno allestito. E ora, ora che metà dei lavoratori della Mirafiori ha saputo dire no a tutto questo, che succederà?

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