Fiat e legittimo impedimento: la due giorni di fuoco di Berlusconi

Se venisse bocciata l’intesa raggiunta tra la Fiat e i sindacati, «le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi». Queste le esatte parole del Premier Silvio Berlusconi ieri a Berlino; parole che, inutile dirlo, hanno scatentato una ridda di polemiche.Polemiche faziose e anche un po’ penose, che come al solito

di luca17


Se venisse bocciata l’intesa raggiunta tra la Fiat e i sindacati, «le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi». Queste le esatte parole del Premier Silvio Berlusconi ieri a Berlino; parole che, inutile dirlo, hanno scatentato una ridda di polemiche.

Polemiche faziose e anche un po’ penose, che come al solito virano più verso l’odio politico e personale verso il leader del centrodestra invece che pensare al bene del paese. In parole povere, esattamente l’opposto di ciò che sostiene Pier Luigi Bersani, quando parla di parole vergognose e dice «Berlusconi non se ne accorge perché è un miliardario ma noi paghiamo a lui uno stipendio che gli sembrerà misero per occuparsi dell’Italia e fare gli interessi del Paese e non per fare andare via le aziende».

Ma le aziende vanno via proprio se viene votato il no al referendum; dove vive il presunto leader del centrosinistra? Su Marte? Per tacere delle dichiarazioni della pseudo-guerrigliera capo-Cgil Susanna Camusso, «Non conosco nessun presidente del Consiglio che si augura che se ne vada il più grande gruppo industriale dal Paese. Se questa è la sua idea del Paese, è meglio che il premier se ne vada».

Ma chi se lo augura? Nessuno, credo, e tantomeno Berlusconi. Anche qui si vede bene come la Camusso abbia aperto bocca giusto per tenersi buona la Fiom, dato che alla Cgil non resta molto altro da quando Epifani l’ha schierata compatta sul fronte del massimalismo. Un sindacato d’altri tempi, costretto a rilasciare dichiarazioni d’altri tempi.

Questo per chiudere il discorso Fiat. Ma c’è un altro snodo che condiziona lo scenario politico, ed è la decisione della Consulta sul legittimo impedimento, prevista per oggi. Sebbene il Berlusca sfoggi indifferenza, sa bene che l’opinione vincolante della Corte Costituzionale determinerà inevitabilmente il corso degli eventi prossimi futuri.

Come andrà a finire? Escluso un pronunciamento a favore della norma, il meglio che possa accadere dal punto di vista del Cavaliere è un sì condizionato, con relativa elencaizone dei casi ammessi e non. Ma onestamente, appare più probabile un no secco e ciao. Lo vedremo nel pomeriggio.

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