Referendum Fiat al via: il suicidio politico di Nichi Vendola

E alla fine cadde su Marchionne. Così si potrebbe titolare la condizione dell’aspirante leader Nichi Vendola all’indomani della sua visita alla Fiat. Sì, perché dopo mesi di ascesa oggi le sue quotazioni sono in clamoroso ribasso, per non dire che sono completamente crollate.La sua posizione pro-Fiom è infatti incompatibile con l’idea più generale di un

di luca17


E alla fine cadde su Marchionne. Così si potrebbe titolare la condizione dell’aspirante leader Nichi Vendola all’indomani della sua visita alla Fiat. Sì, perché dopo mesi di ascesa oggi le sue quotazioni sono in clamoroso ribasso, per non dire che sono completamente crollate.

La sua posizione pro-Fiom è infatti incompatibile con l’idea più generale di un capo moderno di schieramento, per non parlare di un premier di uno stato occidentale. Non siamo più all’epoca della lotta di classe e della contrapposizione tra padroni e operai sfruttati. Siamo nel 2011 e il mondo è cambiato, caro Nichi.

Oggi si comincia a votare sull’accordo faticosamente raggiunto tra dirigenza e sindacati, estremisti esclusi, e domani si dovrebbe conoscere i risultati. Se prevarrà il no la Fiat chiuderà baracca e burattini e si trasferirà altrove, con perdita conseguente di posti di lavoro, interni e dell’indotto.

Come si fa a ignorare un dato di fatto come questo? Come si fa a fingere che un’impresa privata invece sia pubblica e debba rispondere alle pretese dello stato centrale? Non sarà un discorso popolare, me ne rendo conto, ma se io imprenditore so che produrre in Italia mi costa 10, e farlo in Canada mi costa 5, vado in Canada. E non perché sono un manigoldo e uno sfruttatore, ma semplicemente perché se la macchina mi costa 5 poi posso rivenderla a 5+1; se mi costa 10, come minimo dovrò rivenderla a 10+1.

Cosa non facile, vi renderete conto, in un mercato in cui il segmento commerciale della Fiat già vende ben sotto il metaforico dieci.

Ma Vendola no, non capisce o finge di non capire e gioca a fare il comunista sulla pelle degli altri, cioè di coloro che rischiano di perdere il posto di lavoro. Come l’integralista Camusso, pessimo capo della Cgil, e se possibile persino peggio del suo predecessore Epifani, meglio noto come Mister Niet.

Questi sono gli pseudo-leader da cui la sinistra deve rifuggire, se vuole finalmente diventare un’alternativa vera alla guida del paese. Il terzo millennio è cominciata da mo’, cari signori. Sarebbe anche ora di accorgersene.