Siria: Russia, no a dimissioni Assad e armi contro l’opposizione

La Russia non abbandona il presidente siriano Bashar Assad. Non solo. Continua a foraggiare il suo esercito con armi. Serghei Lavrov, ministro degli Esteri di Mosca, ha detto all’agenzia Inrerfax: “E’ inaccettabile la richiesta di dimissioni di Assad come condizione posta dalla coalizione nazionale dell’opposizione siriana per partecipare alla conferenza di pace. La coalizione nazionale

La Russia non abbandona il presidente siriano Bashar Assad. Non solo. Continua a foraggiare il suo esercito con armi. Serghei Lavrov, ministro degli Esteri di Mosca, ha detto all’agenzia Inrerfax: “E’ inaccettabile la richiesta di dimissioni di Assad come condizione posta dalla coalizione nazionale dell’opposizione siriana per partecipare alla conferenza di pace. La coalizione nazionale non è l’unico rappresentante del popolo siriano. Ci sono altri gruppi serie delle forze di opposizione e alcuni sono pronti a partecipare alla conferenza internazionale senza porre condizioni preliminari. In generale, a nessuno è consentito di lanciare ultimatum”.

Una presa di posizione netta e dura. Confermata poi dai fatti. Il primo carico di missili anti-aerei S-300 è arrivato in Siria proprio dalla Russia. Lo ha detto lo stesso Assad, citato dalla televisione libanese di Hezbollah Al-Manar. L’emittente trasmetterà nelle prossime ore l’intervista integrale al presidente siriano, ma intanto sono state diffuse alcune anticipazioni tramite il servizio di breaking news per i clienti.

Sul campo, il capo militare dell’esercito libero siriano ha accusato i combattenti di Hezbollah di star invadendo la Siria. Parlando alla Bbc, il generale Selim Idriss ha fatto sapere che oltre 7mila combattenti del movimento sciita libanese stanno prendendo parte agli attacchi contro Qusayr, la città siriana dove da settimane infuriano i combattimenti. Per i ribelli la situazione non è facile. Paulo Pinheiro, responsabile di una commissione di inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani, ha infatti detto di non essere convinto che la democrazia sia un obiettivo dell’opposizione.

“A tutt’oggi sono una minoranza i ribelli siriani che credono nella democrazia e che vogliono uno Stato laico” ha detto Pinheiro, che martedì presenterà un rapporto che definisce “terrificante”. Mentre Carla Del Ponte, componente della stessa Commissione ha parlato di crimini “da entrambe le parti” e di una “inusitata crudeltà, peggio della Bosnia”. La Coalizione nazionale siriana ha chiesto aiuto urgente per più di mille feriti nei combattimenti su Qusayr. La città di 25mila abitanti, dallo scorso 19 maggio, è sotto attacco da parte delle forze governative. Affiancate dagli Hezbollah.

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