Ore 12 – Debacle Alemanno. Ma è ko la “stagione” dei sindaci

Una volta, nella capitale, la gente sarebbe scesa in piazza al grido di “Alemanno boia!”. Vuoi mettere l’effetto: altro che “parentopoli”! La crisi della giunta romana, se si scava un po’, investe la concezione berlusconiana della politica: chi vince le elezioni conquista il potere invece del governo. Quindi il potere è l’obiettivo: lo si conquista

Una volta, nella capitale, la gente sarebbe scesa in piazza al grido di “Alemanno boia!”. Vuoi mettere l’effetto: altro che “parentopoli”!

La crisi della giunta romana, se si scava un po’, investe la concezione berlusconiana della politica: chi vince le elezioni conquista il potere invece del governo. Quindi il potere è l’obiettivo: lo si conquista e lo si mantiene come si può. Da anni, è così ovunque, da Palazzo Chigi all’ultimo municipio.

Alemanno non è “inciampato” nella parentopoli: c’è uno sgretolamento da basso impero perché si privilegia l’interesse di pochi su quello generale, si trova il posto all’amico e all’amico dell’amico, non per beneficenza, ma per interessi elettoralistici. L’ex colonnello di Fini non ha retto la sfida del governo della capitale.

Ma è tutta colpa sua, del suo modello? No, perché è terminata un’epoca: la stagione dei sindaci non c’è più, ovunque il ruolo dei sindaci è in crisi.

Uno che se ne intende, Massimo Cacciari, spiega: “C’è una situazione disperata che mette in grave difficoltà gli amministratori laddove non esistono i margini per politiche reali”.

Tradotto, vuol dire che i sindaci, con le casse vuote per la mannaia del governo, se vogliono conquistare consensi hanno la via obbligata: fanno i populisti, fanno i rottamatori, fanno gli scaricabarile. In definitiva curano se stessi e non gli interessi dei cittadini, lo sviluppo delle proprie cricche invece di quello della città. E’ così (quasi) ovunque.

Mal comune mezzo gaudio? Ci penserà (se passa) il federalismo della Lega a sferrare l’ultimo colpo. Mortale.