Le rivelazioni di Bisignani (P4): «Alfano e Schifani tramavano contro Berlusconi»

Il faccendiere ne ha anche per Grillo e per Ferruccio De Bortoli

di guido

Fa molto parlare, ma al di fuori dei giornali mainstream, il libro intervista di Luigi Bisignani, il faccendiere accusato di essere la mente della loggia P4, e a suo tempo iscritto alla P2. Uno degli uomini più potenti d’Italia, anche se tra i meno conosciuti, e sicuramente al corrente di molti retroscena sugli ultimi trent’anni di storia. Nel libro “L’uomo che sussurrava ai potenti”, scritto a quattro mani con Paolo Madron, Bisignani solleva un velo su alcuni di questi retroscena, anche se l’impressione è che tenga per sé le cose più importanti.

Alfano e Schifani Bisignani rievoca la ridiscesa in campo di Berlusconi e racconta che è avvenuta durante una riunione dei vertici del Pdl lo scorso novembre: tutti erano convinti – e d’accordo – del passo indietro del Cavaliere, tranne Verdini che “senza giacca e con le bretelle sulla camicia bianca, levandosi in piedi” tirò giù un bestemmione e mise alle strette Berlusconi, che alla fine si convinse a ricandidarsi premier. Con grande scorno di Alfano che, dal giorno della sua nomina a segretario del Pdl “ha pensato soprattutto a costruire un monumento a se stesso”. Bisignani non è tenero con il “delfino”:

Se ne stava chiuso nel suo ufficio bunker in via dell’Umiltà, dove era impossibile entrare per chiunque. Passava più tempo con i giornalisti, Facebook e Twitter che non con i parlamentari, la Base del partito e gli esponenti del mondo imprenditoriale, bancario e culturale che pure avevano desiderio di conoscerlo. Inoltre ha una vera mania per i giochini sul cellulare, che non smette di fare nemmeno durante le riunioni. E poi è tutto preso dal regolare le giornate in base a quel che dice il suo oroscopo. Alfano va molto fiero di essere dello Scorpione. Lo stesso segno, ricorda sempre, di Bill Gates e Leonardo DiCaprio.

E, subito dopo la caduta del governo Berlusconi, Alfano cominciò ad adoperarsi per mettere da parte il Cavaliere. Prima cercò la sponda di Casini “il quale in realtà lo ha sempre illuso”, poi ha cominciato a costruire una fronda incontrando parlamentari “nella casa ai Parioli che Salvatore Ligresti gli aveva fatto avere in affitto”. Ma soprattutto creò un asse con Roberto Maroni, che aveva fatto fuori Bossi e si aspettava che Alfano facesse altrettanto con il Cavaliere. L’altro “frondista” era Renato Schifani, ansioso di ritagliarsi un posto di rilievo nel Pdl de-berlusconizzato, assieme con gli ex An Gasparri, La Russa, Mantovano e Augello. Ma a lavorare al dopo-Berlusconi pensava anche il Vaticano, e in particolare monsignor Rino Fisichella assieme a Casini e Cesa.

Grillo e gli Usa. Bisignani racconta dei rapporti privilegiati tra Grillo e gli Stati Uniti, iniziati nel 2008 quando l’allora ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli scrisse un dispaccio basato su un pranzo tra il comico genovese e alcuni agenti Usa. Un dispaccio che è sicuramente finito tra le mani di Obama e secondo cui Grillo era un “interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano”. Un rapporto proseguito fino ai mesi scorsi, quando il successore di Spogli, Thorne, ha incontrato i capigruppo M5S Crimi e Lombardi. E, tra i contatti che accomunano Grillo agli americani, Bisignani fa il nome di Fabio Maranzana, un geologo “controcorrente e non politically-correct”, teoricamente lontanissimo dalle posizioni ecologiste del Movimento.

Scalfari e De Bortoli. Bisignani si toglie diversi sassolini dalla scarpa contro il direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli:

Ferruccio mi interpellava via sms per la conferma di una notizia, di una nomina o del varo di un provvedimento. Quando veniva a Roma alle cene della mitica Maria Angiolillo per incontrare il presidente Napolitano o il governatore Draghi, non mancava mai di salire nel mio vecchio ufficio di piazza Mignanelli. Quando invece mi trovavo a Milano, era mio ospite al Westin Palace

Eppure il Corriere è stato il primo ad attaccare Bisignani quando è scoppiato il caso P4, ma, guarda caso, tra tutte le intercettazioni pubblicate non ce n’è stata nessuna delle conversazioni tra il faccendiere e De Bortoli. Riguardo Scalfari, Bisignani ricorda:

Ogni volta che lo aiutavo a fare uno scoop mi mandava una bottiglia di champagne.

Le stragi di Palermo Bisignani si sbilancia anche su un capitolo tragico della storia italiana recente, quello delle stragi di mafia del 1992:

Giulio Andreotti ha sempre avuto un convincimento e cioè che i motivi delle stragi di mafia in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non si dovessero cercare a Palermo, ma fra Mosca e Roma.

Andreotti, secondo Bisignani era convinto che Falcone sarebbe stato eliminato ‘perche’ collaborava a una spinosa indagine della magistratura russa sui finanziamenti del Kgb al Partito comunista’. Bisignani ricorda anche che Falcone avrebbe dovuto incontrare, due giorni dopo la strage, il procuratore penale di Mosca Valentin Stepankov.