Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Iraq Body Count: 3.976 vittime civili nel 2010. E’ fine anno ed è tempo di bilanci. E un bilancio, seppure amaro, lo fa l’Iraq Body Count, il sito web che aggiorna il conto delle vittime civili in Iraq a partire dall’invasione Usa del 2003. Come è noto, il database dell’IBC raccoglie i dati sulle morti

Iraq Body Count: 3.976 vittime civili nel 2010. E’ fine anno ed è tempo di bilanci. E un bilancio, seppure amaro, lo fa l’Iraq Body Count, il sito web che aggiorna il conto delle vittime civili in Iraq a partire dall’invasione Usa del 2003.

Come è noto, il database dell’IBC raccoglie i dati sulle morti di civili provocate sia dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti che dagli attacchi di terroristi e forze paramilitari o criminali. L’IBC elabora i suoi calcoli confrontando fonti giornalistiche e dati ufficiali provenienti da ospedali, obitori e organizzazioni non governative.

Quest’anno l’IBC ha registrato un calo di vittime civili rispetto al 2009: 3.976 morti contro i 4.680 dell’anno precedente. Se dai grafici pubblicati dal sito gli anni peggiori risultano senza dubbio il 2006 e il 2007, suona comunque grottesco parlare di un miglioramento. Secondo l’IBC i dati del 2010 suggeriscono una persistente situazione di conflitto a bassa intensità che, presumibilmente, continuerà a provocare morti civili nei prossimi anni.

Quest’anno il report dell’IBC si inoltre è arricchito dei dati rivelati dagli Iraq War Logs pubblicati da WikiLeaks. L’IBC riconosce che i file pubblicati da WL sono affidabili e forniscono ulteriori cifre sulle vittime civili in Iraq. Nello specifico, i dati desunti dagli IWL fanno aumentare di altre 15.000 unità l’elenco delle vittime civili registrate nel conflitto iracheno a partire dal 2003.


Medio Oriente: Yemen, presto liberi 400 ribelli Houthi.
Avevamo già parlato su queste pagine della ribellione degli Houthi, nello Yemen del nord. Un cablo di Wikileaks rivelava come il Presidente yemenita Ali Abdul Allah Saleh avesse più volte chiesto l’appoggio degli Stati Uniti nella guerra contro gli insorti, cercando di dimostrarne un presunto legame con Al Qaida.

Sempre dal cablo di WL abbiamo appreso come gli Stati Uniti abbiano negato il proprio appoggio, motivando la decisione con l’assenza di prove di legami tra i ribelli sciiti dello Yemen e il network terrorista di Bin Laden. Gli insorti, lo ricordiamo, sono seguaci dell’imam Hussein al-Houthi, che nel 2004 ha iniziato una rivolta conto il Governo centrale.

Nel frattempo, in Yemen la situazione sembra gradualmente sbloccarsi, seguendo le tappe di un processo di pace iniziato lo scorso febbraio. Ieri l’ambasciata Usa a Sana’a ha fatto sapere che lo Yemen sta per rilasciare più di 400 prigionieri Houthi grazie all’intermediazione del Qatar, che ha anche assunto l’incarico di monitorare il cessate il fuoco tra i ribelli e il Governo yemenita.

Il cessate il fuoco, che partirà da febbraio, prevede la bonifica delle aree minate, il rilascio di civili e militari catturati, la non interferenza con le autorità locali regolarmente elette, la restituzione di mezzi e beni razziati e la fine degli attacchi oltre confine contro l’Arabia Saudita.