Elezioni Comunali 2013: il crollo del Movimento 5 Stelle (Video)

Consensi dimezzati o peggio in tutta Italia. E al contrario di quanto dice Paolo Becchi, le elezioni comunali dovrebbero essere il terreno preferito dall’M5S. Le ragioni di una sconfitta.

Dati su cui riflettere: il M5S crolla anche a Siena. Ma non è che ci sia di che gioire, per la politica tutta

M5S Flop

Il titolo è esattamente quello che aveva previsto Paolo Becchi nel suo intervento sul blog di Beppe Grillo. Forse sarà banale, ma parlare di crollo del Movimento 5 Stelle è inevitabile. Becchi – uno degli ideologi del partito – ha anche accennato al fatto che sia normale che in queste elezioni comunali l’M5S abbia ottenuto un risultato molto inferiore rispetto alle elezioni politiche dello scorso febbraio, ma su questo punto è difficile essere d’accordo. Ci torneremo più avanti, per adesso partiamo da una analisi dei risultati nelle maggiori città in cui si è votato ieri e domenica.

Il consenso è dimezzato ovunque, spesso ridotto anche di due terzi o più: a Roma si passa dal 27,3% al 12,5. A Brescia dal 16,7% al 7,4. A Vicenza dal 22,5% si scende fino al 6,5; a Barletta dal 28,6% all’8,5; a Treviso dal 23,4% al 6,9%; ad Avellino dal 18,8% al 5,2; ad Ancona dal 29,9% al 14,1; a Pisa dal 21,4% all’8,9; ad Aosta dal 18,5% al 6,62.

Ma ci sono tre dati che sono ancora più significativi: a Siena il Movimento 5 Stelle aveva abbondantemente cavalcato (anche giustamente) la questione Monte dei Paschi, ma il tutto si è risolto in un calo dal 21% all’8,3. Imperia invece era stata una roccaforte dei Cinque Stelle: alle elezioni politiche aveva conquistato un mostruoso 33,6%, che si è sbriciolato fino all’8,5. Facile pensare che la spaccatura interna, un candidato sindaco che si era iscritto all’M5S solo a gennaio e altre questioni non abbiano aiutato per niente. Anche a Viterbo il calo è notevole: dal 31,8% al 6,2.

E quindi, quali sono le ragioni di questo crollo? Che una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle non abbia digerito la decisioni dei vertici (nelle persone di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio) di evitare un accordo con il Pd, aprendo così la strada al governo delle larghe intese, è un dato di fatto. Ci si poteva aspettare che all’M5S – anche per questa ragione – non sarebbe andata bene come alle politiche. Ma non basta: a pesare ancora di più sono stati probabilmente tre mesi vissuti all’insegna di lotte intestine (evidenti quanto negate), dibattiti accesissimi su questioni minoritarie (diaria e rimborsi vari); poca azione politica concreta e troppi discorsi su black list di parlamentari e giornalisti; accuse e vittimismo (in particolar modo da parte proprio di Beppe Grillo, che nel suo tour sembrava affetto da manie di persecuzione alternate a manie di grandezza: “Siamo come Highlander, ne resterà solo uno”).

Non si può dire, però, che sia stato il fatto che si votasse per delle elezioni comunali in sé la ragione di questo calo. Il motivo è semplice: il Movimento 5 Stelle è un partito che parte dal basso, dai meet up locali, dall’unione di liste civiche, da temi che riguardano i territori. Le elezioni amministrative dovrebbero, al contrario, essere il suo terreno preferito, come infatti aveva dimostrato con le clamorose vittorie di Parma e gli altri comuni poco più di un anno fa. I temi concreti, le battaglie locali, sono il punto di forza di un partito che – a livello comunale – è costruito come un insieme di liste civiche non coordinate a livello nazionale.

Per queste ragioni non è il caso di negare l’importanza di questa sconfitta, che dimostra come l’arroccamento su posizioni oltranziste, una certa dose di arroganza (“Sembra di stare a Ballarò”), il continuo lamentarsi di giornalisti e informazione scorretta e una divisione manichea tra buoni (l’M5S) e cattivi (tutti gli altri) non è sufficiente per confermarsi dopo il boom iniziale, quando gli elettori si aspettano che si passi dalla pars destruens alla pars costruens.

E adesso? C’è chi chiede a Beppe Grillo di andare in tv, come se d’incanto piazze reali e piazze virtuali (il blog) non bastassero più. Chi spera che s’impari ad aggiustare il tiro, a passare meno tempo a lamentarsi dei giornali e più tempo a comunicare i temi forti su cui i parlamentari stanno lavorando. Ma soprattutto si spera che il Movimento dia più fiducia ai suoi eletti, allenti le briglie e consenta loro di dimostrare che il Movimento 5 Stelle è in grado di fare il salto di qualità politico che in molti – evidentemente – non hanno ancora visto.

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