Ore 12 – Fiat, la sfida delle sfide?

La vicenda Fiat, invece di un punto di rilancio per l’industria e l’economia italiana, rischia di diventare un nuovo elemento di debolezza, l’ennesima occasione perduta. La matassa si è ingarbugliata e cercare nella Fiom e nella Cgil (le cui responsabilità sono evidenti) il “capro espiatorio” serve solo a sprofondare nelle sabbie mobili. Marchionne, criticabile per

La vicenda Fiat, invece di un punto di rilancio per l’industria e l’economia italiana, rischia di diventare un nuovo elemento di debolezza, l’ennesima occasione perduta.

La matassa si è ingarbugliata e cercare nella Fiom e nella Cgil (le cui responsabilità sono evidenti) il “capro espiatorio” serve solo a sprofondare nelle sabbie mobili.

Marchionne, criticabile per certi suoi atteggiamenti da padrone delle ferriere, porta acqua al proprio mulino, in una visione che punta a sviluppare la Fiat in un mercato “specifico” sempre più difficile, in profonda trasformazione, dove le regole sono imposte dalla globalizzazione, in cui a competere non è solo una singola azienda ma il sistema Paese.

Quel che è inaccettabile è l’assenza di Governo e Confindustria, semplicemente spettatori, o peggio, come l’esecutivo, interessato per motivi politici a isolare e colpire il più forte sindacato italiano. Un modo davvero irresponsabile, come se l’incendio delle relazioni sindacali, non interessasse poi l’intero Paese.

L’errore di fondo è che tutte le parti in causa spingono sulla vicenda impostandola e vivendola come una sfida, anzi come “la” sfida, dove chi vince prende tutto e chi perde viene cancellato. Così non si va da nessuna parte.

La Fiom e la Cgil non vanno “punite” ed escluse perché non sono d’accordo, ma nel contempo non possono pensare di uscire dall’angolo a colpi di “niet” e di scioperi generali. I risultati del referendum dei lavoratori devono pesare per tutti.

Se Fiom e Cgil facessero autocritica valutando con pragmatismo anche quel che Fiat mette nel piatto e poi dicendo che l’accordo non deve essere il grimaldello per fare saltare il Contratto nazionale di lavoro, sarebbe un passo avanti.

Se salta il sistema di relazioni sindacale unitario e nazionale, il rischio dei “mille fuochi” accesi (chi li spegne?) è reale. Perché il Contratto collettivo nazionale di lavoro andrà pure migliorato e modernizzato ma per decenni è stato strumento di stabilizzazione e di governo della conflittualità.

C’è, poi, non per ultimo, il nodo della rappresentanza sindacale, che va regolato con un accordo interconfederale (da tradursi poi in legge) sulla base di una realtà che non è quella del passato. Un sindacato (qui la Fiom) con tanti iscritti non può essere escluso perché non firma l’accordo. La rappresentanza del sindacato è legittimata dagli iscritti e non dalla firma degli accordi.

Ultimo punto. I partiti. Assenti e/o pronti solo per strumentalizzare l’infuocata questione. Col Pd e la sinistra che non perdono l’occasione per portare alla luce del sole tutti i loro panni sporchi.