Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Wikileaks, India: uso sistematico della tortura nel Kashmir. Mentre Julian Assange torna a essere un uomo semi-libero agli arresti domiciliari presso la villa del giornalista Vaughan Smith, i giornali internazionali continuano a pubblicare nuovi documenti segreti del Dipartimento di Stato Usa diffusi da WikiLeaks.Il Guardian ha riportato ieri sera una notizia che conferma in buona

Wikileaks, India: uso sistematico della tortura nel Kashmir. Mentre Julian Assange torna a essere un uomo semi-libero agli arresti domiciliari presso la villa del giornalista Vaughan Smith, i giornali internazionali continuano a pubblicare nuovi documenti segreti del Dipartimento di Stato Usa diffusi da WikiLeaks.

Il Guardian ha riportato ieri sera una notizia che conferma in buona parte le accuse mosse al Governo indiano dalla scrittrice indiana Arundathy Roy. Lo scorso ottobre, l’autrice del Dio delle Piccole Cose aveva infatti rischiato l’ergastolo per sedizione per aver pubblicamente criticato la condotta delle autorità indiane nel Kashmir, la regione di frontiera che dal 1989 è devastata dal conflitto tra separatisti islamisti e forze di sicurezza indiane.

Un comunicato risalente all’aprile 2005, compilato dalla Secret Section 01 degli Usa a Nuova Delhi, scrive di un sistematico uso della tortura da parte delle forze di sicurezza indiane nei confronti di centinaia di detenuti in Kashmir. Le informazioni erano state fornite dal Comitato Internazionale della Croce Rossa ai diplomatici statunitensi nella capitale indiana. Ne parliamo dopo il salto.

Il comunicato riporta che:

“Lo staff della Croce rossa internazionale ha effettuato 177 visite a centri di detenzione nel Jammu e Kashmir e in altre zone (principalmente nel Nordest) nel periodo 2002-2004, incontrando 1491 detenuti”

Il cablo precisa che 1296 degli incontri sono stati costituiti da interviste private ai detenuti. Un membro della Croce Rossa, il cui nome è coperto da omissis, riferiva di aver considerato questo gruppo come un campione rappresentativo dei detenuti in Kashmir, ma lamentava di non aver potuto aver accesso a tutti i detenuti.

Le rivelazioni che arrivano dal campione intervistato sono tuttavia sufficienti a fornire alla Croce Rossa un quadro fatto di numerose violazioni dei diritti umani. In 852 casi i detenuti riportano di aver subito quello che l’organizzazione umanitaria definisce con la sigla IT (ill – treatment).

Ecco cosa scrive il comunicato:

“171 persone sono state picchiate, le restanti 681 sono state soggette a una o più di sei forme di tortura: con l’ elettricità (498 casi), rimanere appesi al soffitto (381), con il “roller” (un oggetto metallico rotondo messo sulle cosce di una persona seduta, su cui i carcerieri si siedono a loro volta provocando dolore e schiacciando i muscoli – 294); stretching (gambe aperte a 180°), con l’acqua (varie forme – 234), o tortura di tipo sessuale (302). Il numero cresce a più di 681, dal momento che molti detenuti sono stati soggetti a più di una forma di IT. La Croce Rossa lamenta che tutti i settori delle forze di sicurezza ricorrevano a queste forme di tortura.”

Il membro della Croce Rossa, di cui il comunicato non rivela il nome, ha riportato che durante recenti incontri dell’organizzazione con membri del Governo indiano, questi ultimi avevano affermato che “la situazione dei diritti umani in Kashmir è “molto migliorata rispetto agli anni ‘90”.

Si tratta di una visione che lo stesso membro della Croce Rossa condivide: le forze di sicurezza indiane, riferisce il cablo, non distruggono più interi villaggi nel cuore della notte incarcerandone indiscriminatamente gli abitanti, come hanno fatto fino alla fine degli anni ’90.

Il membro dell’organizzazione riconosce che “c’è più trasparenza da parte dei medici e della polizia”, che hanno ammesso come il 95 per cento dell’informazione su casi specifici sia accurata. Dieci anni fa, scrive il comunicato, c’erano più di 300 centri di detenzione, mentre ora sono molti meno.

Tuttavia, il comunicato riporta che il membro della Croce Rossa, pur riconoscendo questi miglioramenti, ha fatto una serie di osservazioni basate sull’esperienza della Croce Rossa in Kashmir e che indicano una serie di problemi irrisolti:

“Durante gli interrogatori c’è un regolare e diffuso ricorso all’IT e alla tortura da parte delle forze di sicurezza. Questo avviene sempre in presenza di ufficiali; la Croce Rossa ha sollevato questi problemi con il Governo indiano per più di dieci anni; siccome la pratica continua, la Croce Rossa è costretta a concludere che il Governo indiano permette la tortura;

E ancora:

“Il dialogo sulle condizioni delle carceri è OK, quello sul trattamento dei detenuti no; in passato le forze di sicurezza erano più dure con i prigionieri”

Ma chi erano i detenuti che subivano le torture? Pericolosi terroristi? Militanti separatisti?

Raramente i detenuti erano militanti (questi vengono abitualmente uccisi), ma persone a loro collegate o ritenute in possesso di informazioni sula guerriglia; la Croce Rossa non ha mai ottenuto accesso al “Cargo Building”, il più famoso centro di detenzione nello Srinagar.
Il cablo riporta come le valutazioni del membro della Croce Rossa su un’evoluzione della situazione siano molto disincantate.

“Le pratiche attuali continuano perché “le forze di sicurezza hanno bisogno di promozioni”, mentre per i militanti “la guerriglia è diventata un business.”