Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Wikileaks: la malattia di Castro e il futuro di Cuba. Dai file del Cablegate emergono nuove rivelazioni su uno dei fatti che, dal 2006, ha aperto nuovi scenari in America Latina: la malattia di Fidel Castro, progressivamente scomparso dalla scena politica dell’isola per lasciare il posto al fratello Raul. Come racconta il quotidiano spagnolo El

Wikileaks: la malattia di Castro e il futuro di Cuba. Dai file del Cablegate emergono nuove rivelazioni su uno dei fatti che, dal 2006, ha aperto nuovi scenari in America Latina: la malattia di Fidel Castro, progressivamente scomparso dalla scena politica dell’isola per lasciare il posto al fratello Raul.

Come racconta il quotidiano spagnolo El Paìs, la Sezione di Interessi Usa all’Havana ha ricevuto, nel 2007, un informativa in merito all’aggravamento delle condizioni di salute del dittatore cubano, consegnata da una persona che aveva avuto presumibilmente accesso alle cartelle cliniche del Lìder Maximo.

La sezione di interessi ha inoltrato le informazioni a Washington, in un cablo del marzo 2007 intitolato HOW BELIEVABLE IS A FIDEL CASTRO COMEBACK?. Nel comunicato si spiega che l’infermità di Castro aveva avuto inizio nel luglio 2006: il Lìder Maximo era affetto da un’emorragia intestinale con perforazione dell’intestino crasso, unita ad una serie di altre gravi complicazioni. Ma, al di là dei dettagli medici sulla salute del dittatore cubano, quello che interessa veramente sono le conseguenze della sua malattia per la politica cubana e le sorti del regime. Ne parliamo dopo il salto.

Scrive infatti il comunicato diffuso da Wikileaks:

“Questa malattia non è curabile e non gli consentirà […] di tornare a guidare Cuba. Non morirà immediatamente, ma perderà progressivamente le sue facoltà e sarà sempre più debilitato fino a morirne.”

Previsione parzialmente azzeccata. Se Castro è ancora in vita, la sua presa sul regime cubano si è considerevolmente allentata in favore del fratello Raul, che detiene attualmente il ruolo i guida del regime.

La reazione dei cubani alle notizie sulla morte di Castro vengono descritte dal cablo come un misto di rassegnazione e speculazione “selvaggia”. Una fonte coperta da omissis riferisce all’Ambasciata Usa che la malattia del Lìder Maximo ha avuto sulla popolazione lo stesso effetto della visita del Papa del 1998: grandi aspettative per il cambiamento, seguite dal disappunto e dal ritorno alla “normalità” totalitaria.

Il cablo conclude commentando che ci sono troppe incognite per prevedere con precisione per quanti mesi Castro resterà in vita. Tuttavia, il comunicato afferma che:

“Finché rimane in vita, seppur con ridotte facoltà, la sua presenza ha un effetto paralizzante e ritardante sulla società cubana. Le alte aspettative per il cambiamento ci sono ancora, ma sono per lo più associate con l’idea che il dittatore deve morire prima che qualsiasi sostanziale sviluppo possa avvenire”.

Nel frattempo Castro è ancora vivo. Come vi abbiamo raccontato ad agosto su queste pagine, alcuni mesi fa ha rilasciato un’intervista al quotidiano messicano La Jornada in cui ha dichiarato di aver rischiato di morire, ma di “essere resuscitato”.

Come annotato dal cablo divulgato da Wikileaks, la sua influenza sul regime si è effettivamente allentata, anche se non si sono registrati progressi nella società cubana. E’ di martedì la notizia che il dissidente Guillermo Farinas non potrà recarsi a ritirare il Premio Sacharov per la libertà di pensiero, che gli era stato assegnato lo scorso ottobre dal Parlamento europeo.

Il dissidente cubano, noto per aver condotto un lungo sciopero della fame per chiedere il rilascio dei prigionieri politici, dovrà limitarsi a mandare un discorso registrato per la cerimonia di consegna del premio che si terrà a Strasburgo.

Anche se da luglio il regime ha iniziato a liberare una cinquantina di dissidenti, a seguito di un accordo con la Chiesa Cattolica e la Spagna, la situazione politica dell’isola non sembra registrare miglioramenti.

Il tentativo di Raul Castro e del regime di operare un’inversione di rotta in senso “cinese”, liberalizzando gradualmente l’economia e riducendo il peso del settore pubblico (con misure pesanti come il licenziamento di 500.000 dipendenti statali) è da poco iniziato ed è presto per valutarne gli effetti sull’economia dell’isola.

Quello che è certo è che si tratta dell’estremo tentativo del regime per conservare sé stesso, seppur cambiando pelle. Alla Cina il gioco è riuscito, ma si tratta di un Paese che dispone di grandi risorse naturali e una sterminata capacità di forza lavoro. Tutti requisiti che l’isola caraibica non possiede.