Ore 12 – Terzo Polo o terza Repubblica?

Gli alberi si riconoscono dai loro frutti. Come dire che la bontà della pianta va giudicata dalla bontà del frutto che produce. E’ così anche per il “Partito della Nazione”, o meglio, “Polo della Nazione”, una aggregazione “imposta” a Fini, Casini, Rutelli, (pur in una scala diversa di rischi e opportunità) dalla realtà, specie quella

Gli alberi si riconoscono dai loro frutti. Come dire che la bontà della pianta va giudicata dalla bontà del frutto che produce.

E’ così anche per il “Partito della Nazione”, o meglio, “Polo della Nazione”, una aggregazione “imposta” a Fini, Casini, Rutelli, (pur in una scala diversa di rischi e opportunità) dalla realtà, specie quella del dopo voto sulla sfiducia alla Camera. Perché Fini si è aggrappato a Casini passando il Rubicone?

Dietro c’è la difficoltà reale (o il fallimento?) del bipolarismo all’italiana. Dietro c’è la difficoltà reale (o il fallimento?) di Berlusconi a governare e riformare il Paese. Dietro, dopo la salvezza del premier alla Camera (vittoria di Pirro, ma pur sempre vittoria), c’è il duro colpo subito da Fini e da tutta l’opposizione che aveva puntato ogni chanche sul ko del Cavaliere.

Dietro, soprattutto, c’è la grande area moderata (più o meno quella che nella prima Repubblica votava Dc e per altri partiti riformisti), davvero maggioranza nel Paese, però delusa e sfiduciata, che sceglie l’astensione alle sirene berlusconiane e ai richiami del Pd. Insomma, c’è una Italia di “maggioranza” che può tornare protagonista, disponibile a un nuovo approdo politico.

E’ il “Polo della Nazione” credibile, per leadership e progetto politico, in grado di creare un partito siffatto per nuovo sistema politico? E’ difficile non nutrire dubbi.

Non solo, dopo tante giravolte, per la “fretta” dello start del progetto, tutto dentro il Palazzo, appiccicatura di sigle difficilmente amalgamabili, con un cliche che ricalca il peggior iter della prima Repubblica. Che c’azzeccano insieme Fini, Casini, Rutelli, Tabacci, Pezzotta, Buttiglione, Lombardo, La Malfa, la Sbarbati e compagnia cantante?

Si sente puzza di doppiezza e di visione politica “corta”, un grimaldello più per far lo sgambetto a Berlusconi che a creare una credibile e possibile alternativa di governo.

“Solo” spaccando la destra e separando i moderati dai populisti di destra e dai leghisti, il progetto del partito dei moderati può decollare. Perché poi, ci vuole la spinta della gente, ci vogliono le urna piene. E in questo, almeno fin ora, Berlusconi ha dimostrato di saperci fare.

All’Italia serve un qualcosa di diverso e un di più, non un “terzo pasticcio”. Se la pianta produce mini Berlusconi, tanto vale tenersi l’originale. Piaccia o no, Berlusconi è stato capace di saldare uomini e forze diverse per superare la prima Repubblica. Oggi è proprio il Cavaliere l’ostacolo per uscire dall’impasse e dare l’avvio a un nuovo grande e unico partito dei moderati italiani.

Fuori lui, dentro un Formigoni, un Montezemolo, un Tremonti, ecco fatto il partito nuovo che sblocca l’anomalia italiana e porta davvero, con un bipolarismo reale, l’Italia al passo degli altri grandi Paesi occidentali. E’ la terza Repubblica.