In Italia aumenta la pressione fiscale: ma il Governo Berlusconi non doveva ridurre le tasse?

All’inizio del 2010, quindi ormai 12 mesi fa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva annunciato che questo sarebbe stato l’anno delle riforme e della riduzione delle tasse. Un cavallo di battaglia abbastanza classico, questo della riduzione del peso fiscale, che i liberisti o pseudo tali amano cavalcare in campagna elettorale e nei momenti difficili,


All’inizio del 2010, quindi ormai 12 mesi fa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva annunciato che questo sarebbe stato l’anno delle riforme e della riduzione delle tasse. Un cavallo di battaglia abbastanza classico, questo della riduzione del peso fiscale, che i liberisti o pseudo tali amano cavalcare in campagna elettorale e nei momenti difficili, accusando gli altri (la sinistra, i comunisti e via dicendo) di essere invece dei sostenitori della tassazione estrema e vampiresca.

Stando a quanto emerge dai dati dell’Osce relativi al 2009 il premier dovrà sbrigarsi a ridurre le tasse (visto che in questi 12 mesi ciò non è avvenuto) dato che: contro corrente rispetto alla maggior parte dei Paesi industrializzati, il nostro Paese ha visto aumentare, dal 2008 al 2009 la pressione fiscale. Così l’Italia scala una posizione e con il 43,5% si colloca al terzo posto, subito dopo Danimarca e Svezia. In compenso l’Italia scivola invece alla penultima posizione, sempre tra i Paesi dell’area Ocse, per l’occupazione giovanile: con il 21,7% fa meglio solo dell’Ungheria, ferma al 18,1%, ed è ben al di sotto della media dei Paesi membri, 40,2%.

Un bel risultato, non c’è che dire. Stavolta il Pdl a chi darà la colpa di questi risultati negativi (ancora più gravi per chi ha sempre fatto un dogma della riduzione delle tasse)? Al terrorismo, all’11 settembre, ai futuristi o a Di Pietro?