La repubblichina delle banane. Con il “verme”

Ricapitolando e proiettando in prospettiva la rocambolesca e torbidissima giornata romana di ieri. Uno: Berlusconi non ha nessuna voglia di farsi cecchinare nele commissioni e in aula, per cui, o convince Casini a entrare nel governo (non impossibile anche se non facile) o convince Napolitano a dare l’ok per sciogliere le Camere e andare al

Ricapitolando e proiettando in prospettiva la rocambolesca e torbidissima giornata romana di ieri.

Uno: Berlusconi non ha nessuna voglia di farsi cecchinare nele commissioni e in aula, per cui, o convince Casini a entrare nel governo (non impossibile anche se non facile) o convince Napolitano a dare l’ok per sciogliere le Camere e andare al voto (molto probabile).

Due: il gioco del cerino fra Berlusconi e Fini ha gambizzato il capo di Fli e ridato gran splovero al Cavaliere. I giochi comunque sono stati fatti esclusivamente nel recinto della destra con il Pd, a parte la parata di Piazza San Giovanni, inesistente nelle trattative e nella proposta politica.

Tre: già, la proposta politica. Chi ce l’ha, quella alternativa in grado di convincere u parlamentari e poi gli elettori a mollare questo premier e questo governo? Quindi?

Quattro: quindi si va al voto. In un clima che quello visto ieri nella capitale può essere l’antipasto dei prossimi mesi. Il rischio, stavolta, è davvero alto. Di vedere un’altra Italia. E di trovarci dopo il voto con una Italia modello sudamericano o simil africano. Senza petrolio. Una piccola repubblichetta delle banane. Col verme.