Il Pd forte in piazza ma debole nella proposta politica

Oggi il Pd torna in piazza a Roma con il suo popolo (“Saremo – garantisce Pierluigi Bersani -non uno di meno dei due milioni che Berlusconi portò contro Prodi nel dicembre 2006”) per due obiettivi di fondo. Il primo è un discorso interno al partito, alla sinistra e anche all’area variegata delle opposizioni: il Pd

Oggi il Pd torna in piazza a Roma con il suo popolo (“Saremo – garantisce Pierluigi Bersani -non uno di meno dei due milioni che Berlusconi portò contro Prodi nel dicembre 2006”) per due obiettivi di fondo.

Il primo è un discorso interno al partito, alla sinistra e anche all’area variegata delle opposizioni: il Pd c’è e risponde colpo su colpo a Berlusconi, resta la forza più organizzata, indispensabile per l’alternativa a Berlusconi e alla destra.

Il secondo è un discorso esterno: il Pd prova in piazza ad anticipare la spallata al governo in vista del d-day di martedi prossimo. Tutto bene?

No, perché la forza della piazza non può celare la debolezza della proposta politica del Partito democratico. Bersani non può andare oltre la proposta di un governo di “transizione”.

Un periodo nel quale una maggioranza “larga”, dall’Idv a Fli, farebbe (il condizionale è d’obbligo) riforme come la legge elettorale e misure per l’economia e l’occupazione per poi tornare al voto.

Bersani non pensa che un’alleanza con i finiani possa diventare un cartello elettorale ma, per ora, non ci sono piani B: il Pd lavora solo per sfiduciare il governo e poi tentare un governo di responsabilità nazionale. Se, invece, si andrà a votare, il Pd – dice Bersani – “non ha paura”.

A tre giorni dalla conta di martedì il quadro resta complicato sul piano dei numeri ma forse meno su quello politico: anche se Berlusconi la sfanga con due tre voti di maggioranza, sarà “governicchio”. Idem, se accadrà l’opposto e si farà un esecutivo tecnico senza Pdl e Lega: sempre “governicchio” sarà.

Fortuna che Napolitano c’è! Ma, basterà? Le urne sono sempre più vicine.