Ore 12 – Governo, partita aperta. Ma si gioca solo a una porta …

Si stringe il tempo che porta al d-day del 14 dicembre e c’è aria di … “onda di ritorno”. Nel senso di un “Berlusconi bis”, dopo una rimonta del Cavaliere, capace di vincere la conta di martedì prossimo alla Camera e poi di chiudere la partita con nuove elezioni in primavera. Adesso pesa davvero, nell’iter

Si stringe il tempo che porta al d-day del 14 dicembre e c’è aria di … “onda di ritorno”.

Nel senso di un “Berlusconi bis”, dopo una rimonta del Cavaliere, capace di vincere la conta di martedì prossimo alla Camera e poi di chiudere la partita con nuove elezioni in primavera.

Adesso pesa davvero, nell’iter della crisi e della sua conclusione, che la partita è tutta interna al centrodestra e a qualche scheggia “autonoma”. Berlusconi, Fini, Casini (anche Rutelli e persino Pannella) giocano fra loro.

Dov’è il Partito democratico? Che vuole il Partito democratico, oltre mandare a casa Berlusconi? Nell’opinione pubblica il Pd è visto come il partito che non sa ancora cos’è, non sa ancora cosa vuole, dove vuole andare e con chi fare il viaggio.

La manifestazione nazionale di sabato prossimo non sposta nulla sul piano dei “grandi” giochi politici e lascia aperte tutte le contraddizioni interne, comprese le uscite dei “guastatori” (che pure qualche ragione hanno) come Matteo Renzi e Mario Civati, iceberg di plotoni di insoddisfatti permanenti, che fanno e disfano quel che vogliono perché nel Pd sfarinato ognuno può fare e disfare ciò che vuole.

Il “buon” Bersani è oggi la “camomilla” di un partito turbolento ma anestetizzato, che non sceglie e non decide, un partito la cui coperta è sempre più corta e stretta.

Non c’è strategia perché non c’è leadership? E’ la vecchia storia se nasce prima l’uovo o la gallina. Le bandiere di sabato prossimo a Piazza San Giovanni non festeggiano il ritorno del Pd al governo ma rischiano di anticipare il suo “funerale”.