La cultura del vino, dalla Mesopotamia al cinema, in mostra al Vittoriano di Roma

Sangue di Bacco! Il viaggio con il vino che scorre da secoli in anime e corpi, storia e arte, cinema e letteratura, mito e religione, punta “Verso il 2015 – La cultura del vino in Italia”, in mostra nel Salone Centrale del Complesso del Vittoriano di Roma, sino al 30 novembre 2013.

di cuttv

Il vino che dona ebbrezze ai sensi e alla cultura, all’estro e al corpo, scorre a fiumi da secoli, vantando i suoi primi degustatori nel neolitico, estimatori in tutto il mondo, e una mostra storica che aspetta il futuro degustando il passato.

“Verso il 2015 – La cultura del vino in Italia” aspetta di presentare il patrimonio culturale ed economico della civiltà del vino all’Expo di Milano del 2015, dedicando una mostra di oltre 3 mila manufatti artistici, al nettare degli dei che scorga dalla nostra fertile madre terra.

Un viaggio tra storia e folclore, culto e allegorie, sacro e profano, dalla mezzaluna fertile dell’antica Mesopotamia alle trasformazioni del medioevo cristiano, dal simposio greco alla messa cristiana, passando per i banchetti dell’Impero Romano.

Il viaggio da degustare con la mente più che con il palato, dalla terra al bicchiere, passando per i film da sorseggiare da I giorni del vino e delle Rose ai Rupi del Vino

Altrettanto lunga e inebriante la relazione tra vino e letteratura, tra una citazione e un’ode poetica, «la mente folgorata dal vino» di Archiloco di Paro e “L’anima del vino” che «fa nascere dal nostro amore la poesia, che zampillerà verso Dio come un fiore poco conosciuto» per Baudelaire, da Aristotele a Ernest Hemingway, passando per Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Oscar Wilde, Goethe, Giuseppe Gioacchino Belli o Pablo Neruda.

Vino color del giorno, / vino color della notte,
vino con piedi di porpora o sangue di topazio, / vino,
stellato figlio della terra, / vino, liscio / come una spada d’oro,
morbido / come un disordinato velluto, / vino inchiocciolato
e sospeso, / amoroso,/ marino,
non sei mai presente in una sola coppa, / in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario, / e, quanto meno, scambievole.
A volte / ti nutri di ricordi / mortali, / sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba, / tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo / lacrime passeggere, / ma / il tuo bel
vestito di primavera / è diverso, / il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno, / nulla rimane / nella tua anima immobile.
Il vino / muove la primavera, / cresce come una pianta di allegria,
cadono muri, / rocce, / si chiudono gli abissi, / nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto / con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino / al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio.
Amor mio, d’improvviso / il tuo fianco / è la curva colma / della coppa
il tuo petto è il grappolo, / la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli, / il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora, / e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile, / la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.
Ma non soltanto amore, / bacio bruciante / e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita, / ma / amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina, / abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola, /quando si conversa,
la luce di una bottiglia / di intelligente vino.
Lo bevano; / ricordino in ogni / goccia d’oro / o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora / che l’autunno lavorò /fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro, / nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri, / a diffondere il cantico del frutto.
(Pablo Neruda, Ode al vino, 1954)

Foto | Bacco rappresentato da Michelangelo Merisi by Wikipedia

I Video di Blogo