Frasi discriminatorie sul sito del Comune di Roma: un’ipotesi inquietante sull’accaduto

La denuncia parte dai deputati del Pd Ileana Argentin, Walter Verini e Maria Coscia, i quali hanno addirittura presentato un’interrogazione al Governo. Sulle dispense messe online sul sito Formez Italia e destinate alla formazione dei funzionari pubblici del Comune di Roma sarebbero comparse, secondo i tre parlamentari, “frasi discriminatorie nei confronti dei portatori di handicap”.Nelle


La denuncia parte dai deputati del Pd Ileana Argentin, Walter Verini e Maria Coscia, i quali hanno addirittura presentato un’interrogazione al Governo. Sulle dispense messe online sul sito Formez Italia e destinate alla formazione dei funzionari pubblici del Comune di Roma sarebbero comparse, secondo i tre parlamentari, “frasi discriminatorie nei confronti dei portatori di handicap”.

Nelle suddette dispense si leggono, tra l’altro, le seguenti frasi:

L’articolo 3 della Costituzione nella prima parte enuncia il principio di uguaglianza, formale in quanto esseri umani (assenza di norme discriminatorie). Non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati).

Il dipartimento Risorse umane del Comune di Roma, tentando di correre ai ripari, in una nota ufficiale ha chiesto a Formez Italia di rettificare il passaggio incriminato e di “riformularlo in termini aderenti a quelli che sono i principi ispiratori della nostra carta costituzionale”.

Ma com’è possibile che sia successa una cosa del genere? Ebbene, dopo averci pensato un po’ su e aver fatto una rapida ricerca in rete, sono giunto alla conclusione che ci sia una sola plausibile (e piuttosto inquietante) spiegazione dell’increscioso incidente.

Premetto che la frase suddetta mi ha subito incuriosito, perché mi ha immediatamente fatto pensare ad uno di quei tipici strafalcioni che compaiono negli appunti di qualche studente universitario poco attento e un po’ ignorantello. Strafalcioni che magari, con il passare degli appunti di mano in mano, si diffondono fino a diventare esilaranti luoghi comuni.

Ho subito pensato che il senso originario del discorso dovesse essere tutt’altro. L’articolo 3 della nostra Costituzione riconosce, infatti, al primo comma, il principio di eguaglianza formale, imponendo che a situazioni eguali debbano corrispondere trattamenti eguali e a situazioni diverse trattamenti adeguatamente diversificati.

L’eguaglianza formale non basta e il secondo comma dello stesso articolo 3 stabilisce che è preciso impegno della Repubblica rimuovere gli ostacoli di carattere economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. E’ questa l’eguaglianza sostanziale, in forza della quale soggetti socialmente ed economicamente deboli (tra cui i portatori di handicap) sono destinatari di specifici interventi promozionali.

La frase “non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre” doveva essere il principio di un discorso molto più lungo ed articolato, che certamente aveva – nelle intenzioni di chi lo stava esponendo – un senso esattamente opposto a quello che la sibillina asserzione, presa da sola e decontestualizzata, lascerebbe intendere. Ma lo studente che ha riportato la lezione ha evidentemente pensato bene di sintetizzare il tutto. Con risultati non proprio eccelsi ai fini della comprensione del discorso.

Così ho cercato su Google il passo incriminato e sono subito finito in un sito di appunti di studenti universitari: skuola.net. Le frasi riportate nelle dispense del Comune di Roma risultano far parte di una lezione inviata a questo sito da uno studente nel lontano 20 aprile 2007!

A questo punto la domanda è: com’è possibile che chi ha preparato le dispense per un corso di formazione per funzionari pubblici abbia attinto dai primi sconclusionati appunti che ha trovato su internet senza nemmeno controllare (o far controllare a qualche persona competente) il contenuto degli stessi?

Foto | Flickr.it

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