Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Wikileaks, lo Yemen agli Usa: “Bombardate Al Qaida sul nostro territorio, ma noi non siamo responsabili se colpiranno ancora.” Lo racconta il Guardian, pubblicando alcuni cablo dell’Ambasciatore Usa a Sana’a Stephen Seche. Un comunicato del 15 settembre 2009, classificato come “SECRET” e NOFORN (non consultabile da stranieri), parla di un incontro del 6 settembre tra

Wikileaks, lo Yemen agli Usa: “Bombardate Al Qaida sul nostro territorio, ma noi non siamo responsabili se colpiranno ancora.” Lo racconta il Guardian, pubblicando alcuni cablo dell’Ambasciatore Usa a Sana’a Stephen Seche.

Un comunicato del 15 settembre 2009, classificato come “SECRET” e NOFORN (non consultabile da stranieri), parla di un incontro del 6 settembre tra il Presidente yemenita Saleh (quello che voleva abbandonare i prigionieri di Guantanamo in mezzo alle zone di guerra afghane) e il Vice consigliere per la Sicurezza nazionale John Brennan.

Durante l’incontro, Saleh ribadisce come il territorio yemenita sia a disposizione degli Stati Uniti per operazioni unilaterali di controterrorismo. Il Presidente yemenita si lamenta tuttavia di quello che reputa un insufficiente livello di finanziamenti e di addestramento alle forze armate locali da parte degli Stati Uniti. Approfondiamo l’argomento dopo il salto.

Secondo Saleh, gli Usa hanno prodotto “only words, but not solutions” (solo parole e nessuna soluzione) al problema del terrorismo islamico nello Yemen.

Secondo quanto racconta il cablo dell’ambasciatore Seche, Saleh richiede più finanziamenti ed equipaggiamento per combattere i militanti di Al Qaida nella Penisola Arabica. Allo stesso tempo, Saleh addossa la responsabilità di futuri attacchi degli islamisti agli Stati Uniti, dal momento che questi ultimi godono di “unfettered access to Yemeni airspace, coastal, waters and land.”

Il Presidente yemenita delinea uno scenario di possibili futuri attacchi di Al Qaida contro l’Ambasciata americana o altri obiettivi occidentali e conclude netto:

“I have given you an open door on terrorism, so I am not responsible”

In realtà le insistenze di Saleh mirano a ottenere l’appoggio degli Stati Uniti nella guerra che il Governo yemenita conduce contro il movimento dei ribelli sciiti di Al Houthi nel nord del Paese: un conflitto che dura da sette anni e ha prodotto migliaia di profughi nella provincia di Sa’ada.

Il cablo dell’ambasciata Usa rivela la frustrazione del Presidente yemenita per il rifiuto degli Usa di vedere la guerra contro Al Houthi nella stessa ottica di quella contro Al Qaida.

“Questa guerra che stiamo portando avanti è una guerra a sostegno degli Stati Uniti” afferma Saleh “Gli Houthi sono anche vostri nemici“.

A conferma delle proprie affermazioni, Saleh mostra un video in cui seguaci del movimento Al Houthi inneggiano alla morte dell’America e di Israele. Un po’ poco per gli Stati Uniti che, come sottolinea l’ambasciatore in una nota, non sono mai stati oggetto di attacchi da parte dei ribelli sciiti.

Alle richieste di Saleh di finanziamenti e mezzi contro gli Houti, Brennan risponde infatti che la legge proibisce al Governo degli Stati Uniti di fornire tale supporto, dal momento che l’Amministrazione considera gli Houti come una ribellione interna dello Yemen.

Secondo Saleh, ci sono prove che l’Iran starebbe fornendo appoggio ai ribelli sciiti e chiama in causa anche un ruolo marginale del movimento libanese Hezbollah nel destabilizzare lo Yemen. Con riferimento all’alto tasso di povertà del Paese e alle partite illegali di armi che entrano nello Yemen e in Somalia, Saleh conclude affermando che:

Se non aiuterete, questo Paese diventerà peggio della Somalia.”