Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Wikileaks, Hillary Clinton: “L’Arabia Saudita è una pericolosa base di finanziamento per il terrorismo.” E’ quanto si può leggere in un memo che il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha inviato il 30 dicembre 2009 alle ambasciate Usa a Riad, Kuwait City, Islamabad e Doha, come raccontano El Paìs e il Guardian. Senza troppi

Wikileaks, Hillary Clinton: “L’Arabia Saudita è una pericolosa base di finanziamento per il terrorismo.” E’ quanto si può leggere in un memo che il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha inviato il 30 dicembre 2009 alle ambasciate Usa a Riad, Kuwait City, Islamabad e Doha, come raccontano El Paìs e il Guardian. Senza troppi giri di parole, il comunicato evidenzia che:

Still, donors in Saudi Arabia constitute the most significant source of funding to Sunni terrorist groups worldwide.

Ossia, i donatori in Arabia Saudita rappresentano la fonte più significativa di finanziamento ai gruppi terroristi sunniti sparsi nel mondo. Per contrastare questo fenomeno, il Dipartimento di Stato afferma che è necessario un impegno del Governo Usa per incoraggiare il Governo saudita a troncare i flussi di denaro e le donazioni che dall’Arabia Saudita alimentano terroristi ed estremisti attivi all’estero.

A questo scopo, nel 2008, gli Stati Uniti hanno distaccato a Riad un delegato del Ministero del Tesoro, per collaborare con le autorità locali e condividere informazioni utili in materia.
Il comunicato sottolinea però in modo molto netto che:

“Nonostante questa presenza , tuttavia, molto deve ancora essere fatto, dal momento che l’Arabia Saudita rimane una pericolosa base di sostegno finanziario per Al Qaida, i Taliban, Lashkar e Taiba e altri gruppi terroristici, compresa Hamas, che probabilmente ogni anno raccolgono milioni di dollari da fonti saudite, spesso durante l’Hajj (il pellegrinaggio alla Mecca, Ndr) e il Ramadan.”

Il cablo constata che Riad si è limitata a intraprendere azioni limitate per contrastare il finanziamento di gruppi affiliati ai Taliban e Lashkar e Taiba, connessi ad Al Qaida e attivi nella destabilizzazione del Pakistan e dell’Afghanistan.

La Clinton riconosce gli importanti sforzi dell’Arabia Saudita per criminalizzare il finanziamento alle organizzazioni terroriste e limitare i flussi di denaro da enti benefici con sede nel Regno, tuttavia tali restrizioni non riguardano alcune associazioni (contrassegnate con un omissis nel comunicato) che continuano a mandare denaro all’estero.

Preoccupazioni analoghe riguardano il Kuwait. Nello specifico, il comunicato lamenta che se il Governo del Kuwait si è dimostrato determinato a voler contrastare il terrorismo quando colpisce obiettivi kuwaitiani, si è mostrato meno incline a fare altrettanto contro i suoi finanziatori e quei terroristi che, dall’interno dei propri confini, pianificano attacchi all’estero.

Hillary Clinton scrive infatti che:

“Al-Qa’ida and other groups continue to exploit Kuwait both as a source of funds and as a key transit point”

In particolare, gli Stati Uniti lamentano la mancanza di un’organico sistema di norme anti-riciclaggio per prevenire i finanziamenti di attività terroristiche.

“Kuwait remains the sole Gulf Cooperation Council (GCC) country that has not criminalized terrorist financing”

Dal memo emerge come il Governo kuwaitiano risulti impreparato su questo fronte e, in alcuni casi, abbia ostacolato o attuato in ritardo mandati delle Nazioni Unite che chiedevano il congelamento di fondi a organizzazioni con sede nel proprio Paese.

Le critiche più dure sono però nei confronti del Pakistan. La Clinton lamenta come l’ISI (il servizio segreto pakistano) continui a mantenere rapporti “con un ampio spettro di organizzazioni estremiste, in particolare i Taliban, Lashkar e Taiba e altre”. Tali organizzazioni “sfruttano la diffusa rete di istituzioni benefiche, ONG e scuole coraniche del Paese”.

Inoltre, secondo il memo, Islamabad chiude gli occhi sulle attività di Lashkar e Taiba e del suo leader Hafiz Saeed, in palese violazione della risoluzione 1267 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che fornisce l’elenco delle organizzazioni terroriste collegate ad Al Qaida.

Intendiamoci, anche queste non sono rivelazioni sensazionali. Bastava aver letto qualche giornale o i libri di ex agenti Cia come Robert Baer per sapere che l’Arabia Saudita era un anello debole nella strategia del contrasto al terrorismo internazionale e il Pakistan un alleato ambiguo.
Tuttavia, è sempre importante leggere che le perplessità di ampi strati dell’opinione pubblica hanno un riscontro nei documenti ufficiali del Dipartimento di Stato Usa.

A dieci anni dall’inizio della “guerra al terrore” la situazione sembra quindi non aver fatto un solo passo avanti. Ci poniamo allora una semplice domanda: a cosa è servito invadere Afghanistan e Iraq, aprendo fronti di guerra che non si riescono a chiudere e provocando migliaia di vittime civili e militari, se non si è stati in grado di troncare le vere fonti finanziarie che continuano ad alimentare il terrorismo?