La letterina di Libero ai traditori

Questa mattina il sempre sobrio direttore di Libero Maurizio Belpietro ha deciso di scrivere direttamente ai deputati di centrodestra che hanno firmato la mozione di sfiducia e che il prossimo 14 dicembre tenteranno di far cadere il Governo in carica. L’eloquente titolo del pezzo (“Letterina ai traditori”) è ben esplicato dal sottotitolo: “Molti di voi

Questa mattina il sempre sobrio direttore di Libero Maurizio Belpietro ha deciso di scrivere direttamente ai deputati di centrodestra che hanno firmato la mozione di sfiducia e che il prossimo 14 dicembre tenteranno di far cadere il Governo in carica.

L’eloquente titolo del pezzo (“Letterina ai traditori”) è ben esplicato dal sottotitolo: “Molti di voi erano perfetti sconosciuti, eletti solo perché sulla scheda c’era Berlusconi. Ora volete cacciare il premier e andare con la sinistra: i cittadini vi puniranno”. E per consentire ai cittadini-punitori di infliggere le loro implacabili sanzioni, vengono pubblicate le foto dei traditori e i rispettivi indirizzi email della Camera.

Belpietro afferma che gli odierni “ribaltonisti” furono eletti non perché i cittadini fossero stati attirati dalle loro idee o dal modo con cui essi erano in grado di esporle, ma “semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi”. Ed ora questi “sconosciuti diventati deputati grazie al suo nome e al suo consenso” si preparano a votargli la sfiducia.

Segue una disperata elucubrazione: “Ci fosse un modo per farvi pagare una penale per violazione del contratto stipulato al momento della nomina, sareste in bancarotta”. Quindi l’interpretazione autentica della volontà dei Padri costituenti: “Nessuno nell’Italia del quarantotto pensò che i deputati potessero cambiare casacca e chi scrisse la costituzione non immaginò nemmeno lontanamente che i parlamentari potessero voltare gabbana”. Infine l’anatema: “Ma ora che vi hanno visto e conoscono la vostra mail, alle prossime elezioni gli italiani si ricorderanno di voi”.

Gli accenti della “letterina” appaiono, a dire il vero, un po’ grotteschi e suscitano non poche perplessità. Molto discutibile è, innanzitutto, la scelta di pubblicare una “lista nera”, che insieme al “me ne frego” di Verdini, evoca vicende tutt’altro che democratiche della storia del nostro Paese. Tra l’altro, non dimentichiamoci che un ben più celebre “ribaltone”, quello del 25 luglio 1943 (quando il Gran Consiglio del Fascismo “sfiduciò” il Duce votando l’ordine del giorno Grandi), è tra gli eventi che condussero alla caduta del regime autoritario.

Al momento della “nomina” dei deputati “ribaltonisti” di cui parla Belpietro non fu sottoscritto, poi, alcun contratto. E se di contratto si trattò, i parlamentari di centrodestra che hanno firmato la mozione di sfiducia stanno già pagando una penale: il linciaggio mediatico al quale vengono sottoposti da parte dei giornali del Premier.

Ma, in ogni caso, il duro attacco di Libero non tiene conto di una realtà del tutto evidente: ammesso pure che alcuni (certamente non tutti) i deputati di Futuro e Libertà fossero emeriti sconosciuti eletti solo grazie al fatto che furono trainati dal carro del Cavaliere, non si può non considerare che il carro in questione non avrebbe nemmeno potuto partire se non ci fossero state persone disposte ad avallare una politica spudoratamente finalizzata al perseguimento degli interessi personali del Presidente del Consiglio.

Una macchina da guerra come quella messa su da Berlusconi in questi anni si è nutrita e continua a nutrirsi di yesmen, di soldatini privi di senso critico e mossi solo dall’interesse personale. Criticare la scarsa lealtà di costoro è come abbaiare alla luna.

Foto | Flickr.it

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