Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Wikileaks: la Russia è uno “Stato di mafia”. E’ l’opinione che del Paese avrebbero diplomatici statunitensi e occidentali, secondo quanto emerge dai cablo riservati pubblicati da Wikileaks. Nei comunicati delle ambasciate Usa la Russia emerge come uno stato corrotto, autocratico e in mano ad oligarchie finanziarie. E fin qui, viene da dire, non sarebbe nulla

Wikileaks: la Russia è uno “Stato di mafia”. E’ l’opinione che del Paese avrebbero diplomatici statunitensi e occidentali, secondo quanto emerge dai cablo riservati pubblicati da Wikileaks. Nei comunicati delle ambasciate Usa la Russia emerge come uno stato corrotto, autocratico e in mano ad oligarchie finanziarie.

E fin qui, viene da dire, non sarebbe nulla di nuovo rispetto a quanto già è noto all’opinione comune. Le accuse più pesanti riguardano però le dimensioni complessive del sistema, che vedrebbe una vera e propria sinergia di apparati dello stato e criminalità organizzata, come ci racconta oggi il Guardian.

I cablo diffusi da Wikileaks raccontano uno scenario in cui spie russe si servono di boss mafiosi per portare avanti attività criminali come il traffico d’armi, mentre polizia e le autorità giudiziarie agiscono come una vera e propria rete di protezione per i cartelli criminali. Ma i legami riguardano anche gli affari del gas, come vedremo dopo il salto.

In questo panorama le tangenti vengono descritte come un sistema di tassazione parallelo per garantire l’arricchimento personale di membri della polizia e del FSB, i servizi segreti russi. Un sistema di cui si sarebbe avvantaggiato anche l’ex sindaco di Mosca Yuriy Luzhkov.

Non mancano ovviamente i riferimenti a Vladimir Putin, che i cablo accusano di aver accumulato profitti illeciti durante il suo mandato come Presidente: profitti che più fonti indicherebbero come custoditi all’estero. Inoltre, dai file di Wikileaks emerge come gli Stati Uniti siano persuasi che Putin fosse al corrente del complotto per uccidere l’ex spia Alexander Litvinenko.

Le rivelazioni più sconcertanti riguardano le indagini condotte dal procuratore spagnolo José González, che da più di dieci anni indaga sulle attività e le connessioni della mafia russia in Spagna: indagini che hanno portato le autorità spagnole ad arrestare più di 60 sospetti, tra cui quattro dei principali boss della mafia russa attivi all’estero.

Le valutazioni di Gonzalez sulla Russia emergono nel corso di un briefing per diplomatici e membri dell’Amministrazione Usa, tenutosi lo scorso gennaio: nel corso dell’incontro il procuratore spagnolo definisce la Russia un “virtuale Stato di mafia” in cui “non si può distinguere tra le attività del Governo e quelle dei gruppi della criminalità organizzata”.

Altri cablo riguardano gli affari della mafia russa nel grande gioco del gas. Secondo l’ambasciatore statunitense a Kiev William Taylior, il boss Semyon Mogilevich avrebbe legami con la compagnia RosUkrEnergo, che gestisce le forniture di gas dall’Ucraina all’Unione Europea. La compagnia appartiene per metà al miliardario ucraino Dmitry Firtash e per metà alla compagnia russa Gazprom.

In un memorandum segreto l’ambasciatore Usa ha scritto che il miliardario ucraino Dmitry Firtash avrebbe ammesso che Mogilevich è la vera eminenza grigia della compagnia energetica e di aver avuto bisogno della sua approvazione per iniziare la propria attività economica.

In quello che l’ambasciatore descrive come un tentativo di accreditarsi presso il Governo Usa, il miliardario avrebbe inoltre aggiunto che negli anni ’90 era impossibile fare affari in Ucraina senza stringere legami con le organizzazioni criminali.