…la polemica continua: Marco Travaglio risponde a Giuseppe d’Avanzo

Il post di V. avrà acceso negli appassionati della querelle Travaglio-Schifani una piccola curiosità: come avrà risposto il Travaglio alle accuse di D’Avanzo?Eccovi allora il testo integrale della lettera di Marco Travaglio, intitolata “Il giornalismo e il caso Schifani” e uscita su Repubblica di oggi. Caro direttore, D’Avanzo è liberissimo di ritenere che i cittadini

Il post di V. avrà acceso negli appassionati della querelle Travaglio-Schifani una piccola curiosità: come avrà risposto il Travaglio alle accuse di D’Avanzo?

Eccovi allora il testo integrale della lettera di Marco Travaglio, intitolata “Il giornalismo e il caso Schifani” e uscita su Repubblica di oggi.

Caro direttore,
D’Avanzo è liberissimo di ritenere che i cittadini non debbano sapere chi è il presidente del Senato. Io invece penso che debbano sapere tutto, che sia nostro dovere informarli del fatto che stava in società con due personaggi poi condannati per mafia, che si occupava di urbanistica come consulente del comune di Villabate, controllato dal clan Mandala, anche dopo l’arresto del figlio del boss e subito prima dello scioglimento per mafia.
Perciò l’ho scritto (dopo valorosi colleghi come Lillo, Abbate e Gomez) e l’ho detto in tv presentando il mio libro. Anche perché la Procura di Palermo sta ancora vagliando le dichiarazioni rese nel 2007 dal pentito Francesco Campanella, già presidente del consiglio comunale di Villabate e uomo del clan Mandala, sul piano regolatore che, a suo dire, il boss aveva«concordato con La Loggia e Schifani» (Ansa, 10 febbraio 2007). Ciò che non è consentito a nessuno, nemmeno a D’Avanzo, è imbastire una ripugnante …equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che – scopro ora- sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato: e cioè che l’imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza è totalmente falsa e chi l’ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale.
Potrei dunque liquidare la cosa con un sorriso e un’alzata di spalle, limitandomi a una denuncia per diffamazione e rinviando le spiegazioni a quando diventerò presidente del Senato. Ma siccome non ho nulla da nascondere e D’Avanzo sta cercando – con miseri risultati – di minare lafiducia dei lettori nella mia onorabilità personale e nella mia correttezza professionale, eccomi qui pronto a denudarmi. Se questo maestro di giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle infamie, magari rivolgendosi all’albergo o dandomi un colpo di telefono, avrebbe scoperto che: 1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla); 2) ho sempre pagato le mie vacanze fino all’ultimo centesimo (con carta di credito, D’Avanzo può controllare); 3) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Giuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino. Il primo anno trascorsi due settimane nell’albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Giuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne) . L’anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, così i vicini, compresa la signora Giuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Giuro di «cuscini». Ecco tutto. Che c’entri tutto questo con le amicizie mafiose di Schifani, francamente mi sfugge. Qualcuno può seriamente pensare che, come insinua D’Avanzo, quella vacanza fantozziana potrebbe rendermi anche solo teoricamente ricattabile da parte della mafia o addirittura protagonista di «una consapevole amicizia mafiosa»? Diversamente da Schifarli, non solo sono un privato cittadino. Non solo non sono mai stato socio né consulente di personaggi e di comuni poi risultati mafiosi. Ma non ho malvisto né conosciuto mafiosi, né prima né dopo la loro condanna. Chiaro? Se poi questo è il prezzo che si deve pagare, in Italia, per raccontare la verità sul presidente del Senato, sono felice di averlo pagato.
Ps. Su una sola cosa D’Avanzo ha ragione. Tra i miei ex direttori, ho dimenticato quello del «Borghese»: Daniele Vimercati. Era uno splendido e libero giornalista. Purtroppo non c’è più, l’ha portato via a 43 anni una leucemia fulminante. Mi manca molto.