Torino, l’unica città ad accogliere il Dalai Lama: le altre fanno finta di nulla

Potrebbero bastare due nomi di città per farci comprendere il diverso trattamento che l’Italia ha riservato al Dalai Lama. Prendiamone due a caso, allora: Milano e Torino. Che c’azzecca Torino con Milano? Nulla, se non fosse che il Dalai Lama, incredibile a dirsi, lo scorso weekend è stato proprio a Milano. Giàggià, anche se nessuno

Potrebbero bastare due nomi di città per farci comprendere il diverso trattamento che l'Italia ha riservato al Dalai Lama. Prendiamone due a caso, allora: Milano e Torino.

Che c'azzecca Torino con Milano? Nulla, se non fosse che il Dalai Lama, incredibile a dirsi, lo scorso weekend è stato proprio a Milano. Giàggià, anche se nessuno effettivamente se n'è accorto (qui trovate la cronaca del weekend milanese).

Relegato tra le mura del Palasharp, ricevuto di sfuggita e in maniera informale dall'amministrazione (c'è chi lo ha incontrato a casa, chi nel giardinetto di fronte a casa, chi nel bar sotto casa, nessuno però ha osato incontrarlo in via ufficiale), il Dalai Lama ha provato a proporsi nella sua veste di messaggero di pace a Milano. Missione fallita, e la Cina si frega le mani.

A Milano sono solo riusciti a regalargli una capatina della Moratti sul palco del Palasharp, giusto per far vedere che Milano non era poi così sconvolta dal fatto di averlo in mezzo alle scatole.

Qui sotto il video che ha girato Milano 2.0 al Palasharp. Subito dopo, invece, vorremmo farvi vedere cosa si sarebbe dovuto fare a Milano, come in tante altre città. E soprattutto cosa non si è fatto. 

Come ben saprete a Torino il Dalai Lama è stato ricevuto in via ufficiale. Marilena De Giorgio è andata all'incontro torinese per Blogosfere. Vi mostriamo cosa è successo. 

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di Marilena De Giorgio

Una personalità mite, sorridente ma anche decisa a comunicare il suo pensiero e conscia del ruolo dei media nella diffusione del suo messaggio di libertà e dialogo interreligioso.

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A Torino, ieri, il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, da cinquant’anni senza una patria, “ha trovato una casa, una città che mi accoglie e mi riempie di gioia”. Noi di Blogosfere c’eravamo e abbiamo documentato con foto e video (TUTTI I VIDEO LI TROVATE ALLA FINE DEL POST) la partecipazione del capoluogo piemontese che con sobrietà, spirito di laicismo e confronto aperto, ha conferito la cittadinanza onoraria a colui che la politica nazionale e la chiesa di Roma hanno voluto dimenticare.

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E’ stato un “incontro politico”, ha precisato il sindaco della città Sergio Chiamparino, perché “la politica ha a che fare con la difesa della libertà e dei diritti umani”. “Il conferimento della cittadinanza non è un atto di ostilità verso il popolo e il governo cinese. Torino – ha continuato – è una città che si è sempre battuta nella lotta per la libertà e la democrazia e che vuole dare sostegno a chi si batte per la democrazia nel mondo. E’ una città aperta al dialogo politico, culturale e interreligioso”.

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Una città ferita per la morte del quinto operaio della ThyssenKrupp, Rocco Marzo (commemorato con un minuto di silenzio in Sala Rossa), non ha risparmiato attenzione e rispetto ad una personalità Santa per il popolo tibetano, di cui è leader spirituale, al premio Nobel per la pace nel 1989. La giornata è stata ricca di appuntamenti fin dal mattino; l’invito a Torino da parte dell’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet, alla quale ha aderito anche il Comune lo scorso 17 settembre, ha trovato favore nei torinesi, coloro che hanno preso parte all’incontro pubblico presso l’Auditorium della Rai (solo 1500 posti) e coloro che hanno potuto assistere all’intera giornata, grazie ad un maxischermo montato in piazza Castello o alla diretta, in streaming, sui siti istituzionali.

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Abbiamo documentato la partecipazione della gente numerosa in piazza, anche se in una delle giornate di maggiore freddo; abbiamo ascoltato i principi della dottrina buddista, di cui, lo confessiamo, sappiamo poco, raccontata da una voce dai toni fermi e dalle ‘note’ acute, in una curiosa mescolanza di accento tibetano e inglese.

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Ci siamo avvicinati ad una visione del mondo e ad un emblema vivente della lotta per la libertà e la dignità di un popolo antico. Durante tutta la giornata torinese del Dalai Lama, sulla facciata del Municipio e all’interno della Sala Rossa è rimasta esposta la bandiera del Tibet. Chiunque si attendesse reazioni della comunità cinese in città è rimasto deluso. Sarà perché i cinesi a Torino sono una comunità esigua (circa 4000)?

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Sarà perché spesso giornali e tv sottolineano con insistenza gli aspetti di opposizione anziché quelli di sintesi? “Oceano di saggezza” – ciò significa Dalai Lama – ha incontrato solo adesioni alla causa per un Tibet libero; in tema di comunicazione e media, nell’incontro con la stampa, si è rivolto ai giornalisti per riconoscerne il fondamentale ruolo “Dovete essere come elefanti: avere il naso lungo per curiosare e scoprire cosa succede nel mondo. Scoprirlo, per poi raccontarlo in modo veritiero".

Tecnologie e nuove risorse possono rappresentare delle possibilità se non vengono utilizzate esclusivamente come fine. Come anche i grandi eventi. Dalla città olimpica l’augurio, sottolineato dal Dalai Lama, perché Pechino organizzi Olimpiadi giuste che siano l’occasione “per fare pressioni sul governo cinese per migliorare la situazione dei diritti umani, della tutela dell'ambiente e delle libertà religiose".

Il Dalai Lama ha parlato molto e di svariati argomenti nella sua giornata torinese. Che la sua voce riecheggi a lungo… La cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria potrà essere rivista nei prossimi giorni sulle pagine web del sito di cittAgorà, periodico del Comune di Torino all’indirizzo http://www.cittagora.it.

Ecco i video:

Davide Gariglio, presidente del consiglio regionale, ringrazia il Dalai Lama

Il Dalai Lama ringrazia Torino

Il Dalai Lama sul maxischermo di piazza Castello

Cittadinanza onoraria al Dalai Lama

Il Dalai Lama in consiglio comunale a Torino

Il sindaco di Torino saluta il Dalai Lama

I principi guida del Dalai Lama