Mali: la Cina invia 500 caschi blu

La Cina si è offerta di inviare in Mali un contingente composto da più di 500 soldati. Il che porterebbe la potenza dell’Estremo Oriente a partecipare per la prima volta in grande a una missione di pace sotto l’egida dell’Onu. La notizia è filtrata da alcuni diplomatici che si trovavano a New York, nella sede delle Nazioni Unite.

L’invio di un contingente così numeroso è forse una stretta di mano all’Occidente, dopo le tensioni dovute alla situazione in Siria e in Corea del Nord. Ma è anche business per Pechino, che dall’Africa importa numerose risorse e naturalmente anche petrolio. In Mali, finora, è stata la Francia la principale protagonista con l’intervento, anche militare, del gennaio scorso. Ora Parigi, con l’aiuto dell’Onu, spera entro luglio di portare una forza di pace sufficiente a evitare future tensioni. La Lega Africana ha già inviato nel Paese 6.500 soldati. L’Onu ha bisogno però di almeno altri 3mila militari.

Un diplomatico Onu ha così commentato la notizia proveniente da Pechino: “Non sappiamo ancora che tipo di forza la Cina voglia inviare, si parla di un contingente di 500 – 600 soldati. E’ un passo significativo per il Paese cinese”. I colloqui con le Nazioni Unite sono tuttora in corso. Tra gli inviati di Pechino, 155 dovrebbero essere ingegneri.

Dal 1971, anno dell’adesione della Cina all’Onu, Pechino ha respinto per più di 20 anni l’invio di truppe di pace nei Paesi in guerra, bollandoli come ingerenze nelle politiche interne degli Stati. Dal 1992 questa politica è però cambiata e la stessa Cina ha cominciato a partecipare alle missioni di peace-keeping. Attualmente, ha circa 2mila soldati in missione nel mondo.

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