Monsignor Marcinkus dietro il rapimento di Emanuela Orlandi?

Il giallo Emanuela Orlandi è uno dei più oscuri casi di cronaca da un quarto di secolo a questa parte: presunti collegamenti con l’attentato a Giovanni Paolo II, con il caso Calvi, lo scandalo IOR e la banda della Magliana. E oggi un incredibile colpo di scena. Secondo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, che ebbe

Il giallo Emanuela Orlandi è uno dei più oscuri casi di cronaca da un quarto di secolo a questa parte: presunti collegamenti con l’attentato a Giovanni Paolo II, con il caso Calvi, lo scandalo IOR e la banda della Magliana. E oggi un incredibile colpo di scena. Secondo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, che ebbe una relazione con il boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, la ragazza sarebbe stata uccisa e il suo corpo gettato in una betoniera a Torvaianica. Ma il dettaglio più inquietante starebbe nel mandante del rapimento: mons. Marcinkus, all’epoca il presidente dello Ior, la banca vaticana.

secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perché io non so chi c’è dietro…ma io l’ho conosciuto a cena con Renato…hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno.

La donna dice di non sapere però chi prese Emanuela: “Quello che so è che (la decisione) era partita da alte vette…tipo monsignor Marcinkus…È come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia”.

Sul Corriere della Sera sono riportati altri passaggi significativi della deposizione della Minardi, che racconta:

Renato mi portò a pranzo in un ristorante a Torvaianica, da «Pippo l’Abruzzese» lui aveva un appuntamento con questo Sergio (che, a suo dire, faceva da autista a Renato) il quale portò quel bambino: Nicitra; il nome non me lo ricordo. Portò, dice lui, il corpo di Emanuela Orlandi. Io non lo so che c’era dentro (i sacchi ndr) perché rimasi in macchina. Dice che, però, era meglio sterminare tutto, lui la pensava così. Sterminare tutto così non ce stanno più prove, non ci sta più niente. Lui mi disse che dentro a quella betoniera ci buttò quei due corpi. Poi, non lo so, insomma.

Si tratta di rivelazioni di sicuro clamore, ma il racconto della donna deve essere verificato, e lei stessa si dice una teste poco affidabile per quanto riguarda le date: “le dico la verità, io sto in una comunità terapeutica, ho fatto uso per tanti anni di cocaina, psicofarmaci, insomma, un pò di tutto, non mi sono fatta mancare niente, per cui i miei ricordi sono anche…Cioè, io magari un giorno mi ricordo nitidamente una cosa, ci ripenso dopo qualche giorno e me la ricordo un pò così, poi mi ritorna in mente una frase”.

Certo non è la migliore dei testimoni possibili, però quanto dice è troppo eclatante per non essere tenuto in considerazione. Siamo giunti davvero a una svolta decisiva nel caso?

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