A Garlasco crolla l’alibi di Alberto Stasi e compaiono le foto hard (che non sono hard)

Siamo di fronte ad una notizia molto importante che riguarda l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco e ad una che non serve a nulla, se non a far divertire i giornali che in queste notiziole sguazzano sempre a dovere, trasformando un particolare inutile in un titolone da prima pagina. La notizia vera è che

Siamo di fronte ad una notizia molto importante che riguarda l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco e ad una che non serve a nulla, se non a far divertire i giornali che in queste notiziole sguazzano sempre a dovere, trasformando un particolare inutile in un titolone da prima pagina.

La notizia vera è che i Ris hanno consegnato la consulenza tecnica sul portatile di Alberto Stasi – il suo alibi era "appeso" alle ore di utilizzo – di cui parleremo più sotto.

La notizia che non è una notizia ma è stata data oggi da giornali e telegiornali è invece che quella mattina il computer, come unica operazione, ha aperto la foto di una donna seminuda. Capito? Nemmeno nuda, seminuda. Nei titoli però si parla di immagini hard, fa molta più impressione. E, anche se così fosse, la notizia è del tutto inutile ai fini dell'informazione. Avrebbe anche potuto aprire una foto di Ratatouille. Sarebbe stato lo stesso.

Qui sotto un esempio dei titoli che leggiamo oggi.

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Di segreto c'è ben poco, di sconvolgente altrettanto. Quello che conta è in realtà altro. Il fatto che l'unica operazione del computer, la mattina dell'omicidio, sia stata solo quella dell'apertura della foto. Un alibi che crolla. Stasi è sempre più nei guai.

Non solo, i risultati dei Ris parlano ancora una volta dell'impossibilità per Stasi di non calpestare le macchie di sangue e di quelle tracce sui pedali che secondo gli investigatori sono sicuramente ematiche. 

Ecco cosa scriva La Stampa a proposito del computer (dopo aver pubblicato il titolo che vedete sopra, ma è in buona compagnia).

Tre minuti di funzionamento, dalle 9,36 alle 9,39. Tre minuti durante i quali sarebbe stata eseguita un’unica operazione: l’apertura di un file contenente l’immagine di una donna seminuda. E’ tutta qui l’attività del computer portatile di Alberto Stasi la mattina del 13 agosto, giusto quattro mesi fa, quando è stata uccisa la sua fidanzata Chiara Poggi e quando lui ha detto di essere rimasto a casa a scrivere la sua tesi di laurea in Economia.

Queste almeno sono le conclusioni della consulenza tecnica sul notebook del giovane, consegnata ieri mattina dai carabinieri del Ris di Parma al pm di Vigevano Rosa Muscio. Alle 9,39 il portatile sarebbe stato spento, per essere poi riacceso circa mezz’ora più tardi, alle 10,15. Ma da quel momento in memoria non è stata trovata traccia di alcuna operazione fino alle 12,30, quando il pc è stato definitivamente spento. Il file della tesi quel lunedì mattina non sarebbe stato neanche aperto, non risultano salvataggi. Dunque Alberto avrebbe mentito, il suo alibi non regge.

Ma la difesa, grazie ai cavilli legali a disposizione, contesta la prova.

La difesa però si prepara a contestare la validità di questo esame, che non considera «ripetibile», e l’utilizzabilità dei risultati. L’avvocato Angelo Giarda lo va ripetendo da settimane: «Non sappiamo cosa c’è dentro quel pc, aspettiamo di avere in mano la relazione per fare le nostre valutazioni. Bisognerà vedere in che modo e quando sono stati fatti gli accessi, perché ogni volta che si attiva un computer si determina un’alterazione alle registrazioni precedenti». In altre parole una consultazione inappropriata potrebbe aver modificato i dati contenuti in memoria e quindi «bruciato» la prova.

Per fortuna sembra poco probabile la possibilità di usare in aula simili contestazioni. E diciamo per fortuna non perchè crediamo nella colpevolezza di Stasi, ma perchè una prova come questa, che potrebbe essere uno spiraglio per la soluzione del giallo di Garlasco, potrebbe equivalere alla "pistola fumante".

Gli inquirenti sembrano più tranquilli di qualche settimana fa. Nel pc sono state trovate le tracce del lavoro alla tesi svolto la sera prima del delitto: se l’esame avesse cancellato quelle del 13 agosto, lo stesso sarebbe dovuto accadere con quelle meno recenti.

Insomma, dopo i risultati dei Ris ora la "palla" passa nelle mani dei difensori. Il comandante Luciano Garofano ha presentato la ricostruzione della dinamica dell'omicidio. Peccato che ogni volta Difesa e Accusa abbiano in mano dati completamente diversi.

L'ultimo? Per la Difesa, che ha fatto un nuovo sopralluogo nella villetta, l'impronta delle scarpe, per via del numero, non corrisponderebbe a quella indossata da Alberto Stasi.