Dominique Venner a Notre Dame, un suicidio spettacolare dai risvolti pericolosi, per l’ideologo di estrema destra

Spararsi in bocca a Notre Dame in un sonnacchioso pomeriggio parigino, l’ultimo grido di un pericoloso ideologo.

di sara

C’erano già state le Femen, per festeggiare le dimissioni di Benedetto XVI° e per manifestare contro la resistenza della chiesa in materia di coppie omosessuali, ma la cattedrale di Notre Dame de Paris è stata teatro di ben altri accadimenti. Nelle ultime ore, tra le sue secolari mura, restaurate in pompa magna per gli 850 anni della vecchia signora parigina, si è consumato il suicidio di Dominique Venner, noto storico e saggista dalle posizioni vicine a quelle dell’estrema destra.
Quale miglior pulpito, inondato di sangue sacrificale in uno scenario alla Dan Brown degno di “Angeli e Demoni”, avrebbe potuto accogliere il canto del cigno di un personaggio a dir poco controverso.

Le motivazioni politiche di un gesto radicale

Sull’ultimo post del suo blog chiama in causa Martin Heidegger, il filosofo del dasein e de “L’autoaffermazione dell’università tedesca”, quel lato manipolabile e beffardo della volpe di Friburgo, che sapeva incantare i suoi studenti e che li lasciò basiti con un discorso di rettorato che puzzava di compromesso ideologico indorato di retorica. Un’affabilità descrittiva che sconfina rapidamente nella mistificazione e si propone di dare nuova forza ad un messaggio di opposizione che prenderà forma nell’ennesima manifestazione degli oppositori al matrimonio per tutti, indetta per il 26 maggio prossimo. In una cattolicissima domenica di fine maggio i contrari sfileranno per chiedere l’abrogazione della legge approvata recentemente dal governo Hollande e avranno al loro fianco l’esaltazione concentrata dal recente suicidio del portavoce di un messaggio la cui estrema pericolosità non va trascurata.

Un estratto del suo ultimo post

Per farci un’idea del personaggio, riportiamo in libera traduzione un estratto tratto dal suo ultimo messaggio digitale che, riletto alla luce degli ultimi accadimenti, assume un significato ancora più inquietante:

Serviranno certamente gesti nuovi, spettacolari e simbolici, per scuotere dal sonno, scuotere le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini. Entriamo nel tempo in cui le parole devono essere autentificate dagli atti.
Ci si dovrà anche ricordare, così come l’ha genialmente formulato Heidegger (Essere e Tempo) che l’essenza dell’uomo è nella sua esistenza e non in un “altro mondo”. Qui e adesso si gioca il nostro destino fino all’ultimo secondo. E quest’ultimo secondo ha la stessa importanza che il resto di un’intera vita. E’ proprio per questo che bisogna essere se stessi fino all’ultimo istante. E’ decidendo di sé e volendo davvero il proprio destino che possiamo sconfiggere il nulla.

L’estrema propaggine di una destra che nutre la chimera un’identità francese anacronistica


“Un français est un concentré de repères” (dove la parola repères sta per “punti di riferimento”) annunciava in uno dei suoi numerosi interventi sull’identità nazionale, ripetendo uno dei suoi ritornelli preferiti che collegavano il popolo francese ad un solo ventre ed allo stesso clan, in un movimento anacronistico che annulla pericolosamente la base stessa del melting pot alla francese, un crogiolo di diverse origini, che si sovrappongono e mescolano affondando in una lunga storia fatta di immigrazione, accoglienza e post-colonialismo che Venner cerca di negare a tutti i costi servendosi anche di ardite divisioni continentali:

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