L’ex boss dei Casalesi Carmine Schiavone: “pentito di essermi pentito”

“La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale”.

di remar

Carmine Schiavone, già boss del clan dei Casalesi, si pente di essersi pentito, nel lontano 1993. In una intervista trasmessa oggi da Sky TG24 dice:

“Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Sono pentito di essermi pentito e non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente”.

E ancora:

“Ero uno dei capi della cupola, ma mi sono pentito davvero perché altrimenti quelle carte lì non le avrei mai scritte. Il mio guaio è stato proprio quello di essermi pentito veramente perché in Italia non c’era una giustizia, una legge, un politico che sappia capire questo. Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo di cani rognosi perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me perché hanno permesso questo. Io ho sbagliato nella mia vita e ho cercato di rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi da altri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle”.

Poi l’ex camorrista oggi collaboratore di giustizia aggiunge:

“La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L’organizzazione mafiosa non morirà mai. Spostavamo 70-80 mila voti, cioè la differenza tra un partito e l’altro”.

In un passaggio dell’intervista Schiavone fa poi riferimento al vero business del clan dei Casalesi, quello dei rifiuti tossici sotterrati a partire dal lungomare di Baia Domizia fino a Pozzuoli. Carichi:

“che dal Nord Europa arrivavano al Sud. Rifiuti chimici, ospedalieri, farmaceutici e fanghi termonucleari”.

Nel traffico erano coinvolte, secondo l’ex boss, aziende di Santa Croce sull’Arno, Milano, Verona e alcune ditte austriache.


I rifiuti venivano scaricati nelle cave di sabbia:

“Negli anni le cassette di piombo si saranno aperte, ecco perché la gente sta morendo di cancro. Stanno morendo 5 milioni di persone”.

Il fatto che avvelenando la terra si “uccidevano i bambini prima che nascessero” è stata la molla che ha fatto scattare la volontà di saltare il fosso e collaborare con la giustizia, ha concluso l’ex capoclan.

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