Ospedali psichiatrici giudiziari, la Camera proroga (quasi) all’unanimità

Con il voto di ieri sul metodo Stamina la Camera ha prorogato anche gli Opg, Ospedali psichiatrici giudiziari: i “matti” restano nei lager.

Gli Opg, Ospedali psichiatrici giudiziari, sarebbero dovuti esser chiusi per sempre il 1 marzo scorso, come previsto dal ddl 3074 “svuota-carceri” approvato dal Senato il 26 gennaio 2012. Ieri la Camera dei Deputati, nel votare le “disposizioni urgenti in materia sanitaria”, ha approvato, la sperimentazione clinica per il metodo Stamina in deroga alle norme in vigore e la proroga degli Opg al 1 aprile 2014.

Al grido di

“le Regioni non sono pronte”

la proroga è stata votata senza batter ciglio da tutti i presenti in aula, 504 deputati (4 astenuti e 1 solo voto contrario): il video prodotto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale della scorsa legislatura, presieduta da Ignazio Marino, che sarebbe una vergogna nazionale per qualsiasi democrazia, è già stato dimenticato.

Non è un giudizio questo, ma una constatazione; anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel luglio 2011, si era soffermato sugli Opg:

Versano in uno stato di estremo orrore, inconcepibile in qualsiasi Paese appena appena civile. [..] strutture pseudo-ospedaliere che solo recenti e coraggiose iniziative bipartisan di una commissione parlamentare stanno finalmente mettendo in mora. Questa realtà non è giustificabile in nome di una sicurezza che così è più insidiata che garantita.

aveva pubblicamente dichiarato Napolitano nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma.

Ma l’Italia dei suoi “matti” non sa proprio che farsene; lo scorso febbraio la Sip (Società italiana di psichiatria) aveva lanciato l’allarme per la mancanza totale di garanzie sulle cure da fornire a chi è affetto da gravi patologie mentali che, come previsto dallo “Svuota-carceri”, andrebbe curato in una struttura specifica e competente, sotto la supervisione dei medici e con l’assistenza sanitaria dovuta in questi casi.

Quel ddl stabiliva chiaramente la chiusura degli Opg entro il 1 marzo 2013 e lo stanziamento di “fondi certi” per le Regioni, che si sarebbero dovute organizzare prendendo in carico queste persone ed offrendo loro risposte ben precise in base ai reali bisogni clinici, valutando attentamente ognuno di quei 1404 dimenticati (tanti erano gli internati all’epoca dell’approvazione). Molte associazioni, pur plaudendo al senso generale di quel provvedimento, avevano esposto alcune perplessità, in particolare esprimendo il timore che si finisse con la realizzazione di “mini-Opg” su modello di quelli precedenti.

Lo scenario che si è sviluppato, con il voto di ieri, è persino peggiore: lo Stato ha deciso di non decidere, di lavarsene le mani per un altro anno; ci sono cose più urgenti, c’è la crisi, che viene pagata anche con la pelle dei malati psichiatrici. In pochi, nell’ultimo anno, si sono salvati, in pochi hanno avuto la dimissione dagli Opg: circa 500 persone.

Essere “matti” in Italia significa vedersi negare tutto, persino la propria patologia: un Paese che nega la malattia mentale, un Paese che arriva a nasconderla a sé stesso dentro dei lager senza uscita, in cui può finire chiunque in qualunque momento, non è un Paese moderno. E’ il rovescio della medaglia della legge Basaglia, che abolì i manicomi e le malattie mentali in Italia. Le storie che si possono raccogliere dentro gli Ospedali psichiatrici giudiziari sono terribili, sono storie di vergogna nazionale, di violenza, di degrado morale, di violazione sistematica dei diritti umani.

C’è, ultima terribile storia ad emergere dalle cronache, la vita di Antonio, 29enne siciliano rinchiuso 8 anni fa prima nell’Opg di Secondigliano (Napoli) e poi a Reggio Emilia per aver “estorto” 20 euro alla nonna:

Ha scontato diversi anni in isolamento, e mi ha racconto che è stato vittima di pestaggio da parte del personale. […] Alla fine è risultato tentata estorsione con la nonna. È assurdo…era una menzogna. Ammesso che fosse vero, il reato mio figlio lo ha oltrepassato circa 15 volte con 8 anni di Opg. Ed è ancora più assurdo che si trovi recluso. […] Non ha una fine pena, lo hanno dimenticato. Aveva 23 anni quando lo hanno chiuso… adesso io dico che 8 anni di Opg lo hanno massacrato psicologicamente.

ha raccontato suo padre in una lettera al leader dei Radicali Marco Pannella, letta al convegno dell’11 maggio scorso a Foggia dal titolo “Chiusura OPG: verso il superamento dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario”. Di queste storie ce n’è centinaia, migliaia, che costellano l’orrore della scienza psichiatrica italiana degli ultimi 80 anni.

C’è anche la storia di Maurizio, che entrato in una tabaccheria con la mano in tasca a mò di pistola, venne arrestato 20 anni fa e buttato nel dimenticatoio di Aversa, imbottito di psicofarmaci ed anestetici, spesso contenuto ad un letto: a nulla sono servite mostre, libri, articoli di cronaca, film, videoclip, una commissione parlamentare. Gli Ospedali psichiatrici giudiziari sono sempre lì, come monumenti all’inefficienza criminale italiana: d’altra parte, parliamo di “solo” 800 persone che non servono a nessuno, spesso nemmeno ai loro cari.

In questi mesi il Parlamento non ha discusso nemmeno dell’abolizione dell’articolo 222 del Codice Penale: una scure che si abbatte in ogni processo dove “non ricordo” o in cui “l’imputato chiede l’infermità mentale” o peggio “è stato arrestato in stato confusionario” e che spalanca le porte degli Ospedali psichiatrici giudiziari, spesso per decenni, spesso da innocenti.
A volte anche da sani.
Nessuno, in Parlamento, ha toccato quell’articolo, nonostante la Corte Costituzionale si sia più volte espressa sull’illegittimità della parte che

“non consente al giudice […] di adottare una diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure dell’infermo di mente.”

La proroga agli Opg è stata votata da tutti, dal Pd al Pdl al M5s, passando per Sel, Scelta Civica e tutti gli altri: il Paese che dimentica ha i rappresentanti che merita. Chi sono allora i veri matti: noi che siamo fuori o loro che sono dentro?

Foto | Flickr – AntigoneOnlus