Il Cavaliere e il bunga bunga: segnali di fine impero?

Mentre le ultime notizie sulle prodezze orgiastico-tribali del Cavaliere fanno il giro del mondo e Gianfranco Fini denuncia l’imbarazzo del Paese, “dilaniato da mille polemiche”, vengono diffuse le prime anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa. Dalle rivelazioni immortalate nell’ultima fatica del conduttore di “Porta a porta” emerge una posizione di netta chiusura del Presidente

Mentre le ultime notizie sulle prodezze orgiastico-tribali del Cavaliere fanno il giro del mondo e Gianfranco Fini denuncia l’imbarazzo del Paese, “dilaniato da mille polemiche”, vengono diffuse le prime anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa.

Dalle rivelazioni immortalate nell’ultima fatica del conduttore di “Porta a porta” emerge una posizione di netta chiusura del Presidente del Consiglio sia nei confronti dell’ipotesi del governo tecnico, bollato come “un rovesciamento della democrazia”, sia nei confronti dell’ipotesi di modifica della legge elettorale.

“Non credo che il presidente della Repubblica potrebbe mai consentire un rovesciamento del risultato elettorale – precisa fiducioso il Cavaliere – con al governo chi ha perso le elezioni e all’opposizione chi le ha vinte. Sarebbe un rovesciamento della democrazia”. Parole che suonano oggi grottesche, surreali, oltre che inaccettabili alla luce delle attuali convenzioni costituzionali e della vigente legge elettorale.

La formazione di un governo tecnico o di transizione non sarebbe affatto un rovesciamento della democrazia. L’articolo 94 della Costituzione (che nessuno ha provveduto a modificare e che, dunque, è ancora attualmente in vigore) prevede, infatti, che “il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”. Non aggiunge altro sul punto.

Il che vuol dire che è sufficiente che una coalizione di governo riesca comunque a formarsi e a ottenere la fiducia del Parlamento per poter dar luogo a un nuovo esecutivo. Dal 1995 a oggi, tutte le volte che si è verificata una crisi di governo, il Presidente della Repubblica non ha mai provveduto a sciogliere immediatamente le Camere, ma ha sempre verificato preliminarmente la possibilità di formare un nuovo Governo sostenuto dalle forze già presenti in Parlamento.

E’ successo quando è caduto il primo Governo Berlusconi (per il famoso ribaltone di Bossi), così come quando sono caduti il primo e il secondo Governo Prodi. E se ciò si verificava sotto il vigore della precedente legge elettorale, che era prevalentemente maggioritaria, a maggior ragione tale prassi deve essere seguita – in assenza di nuove convenzioni costituzionali – con l’attuale legge n. 270 del 2005, che ha introdotto, com’è noto, un sistema proporzionale (anche se con importanti correttivi maggioritari).

Sulla necessità di modificare la legge elettorale vigente (il cosiddetto “Porcellum”) non si possono nutrire seri dubbi: il meccanismo delle liste bloccate, che conferisce ai partiti un autentico strapotere nella selezione dei candidati (e dei vincitori), e la previsione, per le elezioni del Senato, di un premio di maggioranza regionale, che non garantisce affatto che in entrambi i rami del Parlamento si formino maggioranze dello stesso colore politico (con gravi rischi per la stabilità di governo), sono vizi che richiederebbero immediate revisioni, come si evidenzia da più parti.

Le parole del Cavaliere suonano piuttosto come le stanche rimostranze di un autocrate chiuso nel suo bunker dorato, ostinatamente impegnato a perpetrare un potere vuoto, fine a se stesso, senza altra ragione che quella di alimentare un edonismo nichilista e osceno.

Il ritmo del “bunga bunga” sembra scandire la fine dell’impero berlusconiano. L’immagine squallida e decadente del rito sessuale tramandato da Gheddafi ricorda le scene a tratti profetiche di Salò o le 120 giornate di Sodoma, film maledetto, profetico (e a tratti insostenibile) di Pier Paolo Pasolini, nel quale si racconta la storia (evidentemente allegorica) di quattro “Signori”, rappresentanti dei poteri dello Stato, che, tra il 1944 e il 1945, nella Repubblica di Salò, decidono di rinchiudersi per quattro mesi in una villa a Marzabotto, insieme a un gruppo di giovani di entrambi i sessi che vengono sottoposti ad abusi e sevizie di ogni genere.

Nella realtà dello “stile di vita” orgogliosamente ostentato dal Cavaliere si avverte un tratto forse ancor più inquietante: le partecipanti al rito (secondo quanto si legge, donne della politica e dello spettacolo anche di primissimo piano) non sono state sequestrate, ma hanno partecipato volontariamente al “sacrifico”. Nella villa del Potere ci sono entrate di propria spontanea volontà, allettate dai premi effimeri che la macchina berlusconiana assicurava loro.

Come ebbe modo di chiarire lo stesso Pasolini, il sesso, nel film, descrive simbolicamente la “mercificazione dei corpi da parte del potere”. Il dominio perverso sul corpo è l’ultima, abominevole espressione di un potere vuoto e spietato, impiegato solo per soddisfare i più bassi istinti corporali. E’ questo, in definitiva, il vero volto del “nuovo miracolo italiano”? E’ questo il più autentico e deleterio lascito del berlusconismo?

Foto | Flickr.it

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