Rassegna stampa estera: Rom, immigrazione e Lega Nord

Diversi articoli dei media stranieri nelle ultime settimane si sono concentrati sulla Lega Nord e su due dei suoi cavalli di battaglia: immigrazione e questione Rom. Vediamoli in dettaglio. Negli Stati Uniti, l’autorevole Time ha confrontato la situazione italiana e quella francese: Un nuovo giorno e un altro accampamento fatiscente smantellato, proprio dove vivevano i


Diversi articoli dei media stranieri nelle ultime settimane si sono concentrati sulla Lega Nord e su due dei suoi cavalli di battaglia: immigrazione e questione Rom. Vediamoli in dettaglio.

Negli Stati Uniti, l’autorevole Time ha confrontato la situazione italiana e quella francese:

Un nuovo giorno e un altro accampamento fatiscente smantellato, proprio dove vivevano i Rom. Le catapecchie in legno vengono rase al suolo. Le tende collassano. Gli inquilini si dileguano. A Roma, lo sfratto dei Rom, una minoranza etnica Europea, spesso ricondotta a quella degli zingari, sta avendo luogo in piena regola di legge: militari, spianatrici, pastori tedeschi. Ma, contrariamente al polverone che si è invece scatenato a livello internazionale riguardo agli sfratti avvenuti in Francia, in Italia la notizia non ha avuto molta risonanza. (..)

Nel frattempo, il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, tramite i media ha elencato quali sono i problemi che i Rom arrecano al paese – e molti qui li considerano un problema – “praticamente risolto”. Inoltre, ha aggiunto, “La polemica riguardo la decisione di Sarkozy mi ha fatto un po’ sorridere. Per noi, è come un film che abbiamo già visto”. (..) Se l’Italia è riuscita ad evitare l’obbrobrio che è avvenuto in Francia, non è perché tratta i suoi Rom in maniera migliore. Le critiche rivolte alla Francia accusano il governo di Sarkozy di attaccare un’etnia specifica. La campagna italiana è il risultato di una diffusa xenofobia: la discriminazione verso i Rom non è più forte di quella nei confronti dei Rumeni (infatti, molti Italiani non fanno alcuna una distinzione fra le due etnie). I politici italiani continuano ad insistere sul fatto che non stia avvenendo un’espulsione di massa, bensì solo un’applicazione della legge, con lo smantellamento dei campi e l’arresto dei criminali. Ma per molti Rom, tutto questo è comunque la stessa cosa. I sempre più frequenti sfratti, la diffusa discriminazione e il rischio di controlli compiuti con la violenza, creano una costante pressione che li porta a fuggire. Rebecca Covaciu, una ragazza di 14 anni immigrata rumena, ha speso due anni della sua vita in movimento, sopportando le retate della polizia, le percosse dei teppisti e lo scontro ravvicinato con la folla a Napoli, prima di stabilirsi con la sua famiglia in un appartamento a Milano. “La mia famiglia ha passato un periodo molto difficile mentre cercava lavoro”, afferma la ragazza. “Quando capiscono che siamo Rom, ci dicono, ‘Non abbiamo bisogno di nessuno’. (..) sempre più Paesi stanno intraprendendo la strada delle apripista Italia e Francia, tanto che questo modello di intervento rischia di essere replicato su scala europea. I politici italiani, cogliendo questa situazione di forti polemiche, hanno rincarato la dose proponendo leggi che permetterebbero al Paese di espellere e chiudere gli ingressi in Europa ai cittadini che violano le condizioni di soggiorno – nel caso i Rom espulsi dalla Francia si dirigessero dalle loro parti.

Sulla stessa questione si è concentrato l’olandese De Volkskrant:

Dopo la Francia, anche l’Italia dovrebbe essere richiamata dalla Commissione Europea riguardo alla sua politica sui Rom. Il Paese viola su larga scala i diritti dei Rom, affermano ricercatori a Oxford e ad Amsterdam e rappresentanti delle due principali organizzazioni per i diritti dei Rom in Europa. ‘La Francia è ora il cane bastonato nella discussione sulle espulsioni di Rom, ma in effetti segue il copione scritto dall’Italia. Nessuno però ne parla’, spiega Nardo Sigona, ricercatore all’università inglese di Oxford. Secondo Robert Kushen, direttore del Centro Europeo per i Diritti dei Rom a Budapest, l’ERRC, la situazione è peggiore in Italia che in Francia. ‘L’Italia agisce con più furbizia della Francia, non mettendo l’accento sulle espulsioni ma sulla distruzione dei campi Rom. Sperano che, di conseguenza, i Rom se ne vadano di loro iniziativa. In questo modo il problema viene però solo spostato, questa .Questa gente non può costruire proprio niente’. Anche Huub van Baar, ricercatore sulle tematiche Rom presso l’Università di Amsterdam, concorda con queste conclusioni. ‘In Italia, la presenza dei Rom negli spazi pubblici viene percepita come un rischio per la sicurezza.’ (..) ‘Le leggi d’emergenza di per sé non sono contrarie al diritto comunitario, ma lo è il fatto che vengano applicate in modo specifico ai rom’, (..)Molti sfollamenti hanno luogo senza previe notifiche e senza possibilità d’appello per i residenti. Spesso tutte le proprietà personali vengono distrutte e ai Rom non viene offerta nessuna sistemazione alternativa, ha concluso già nel 2008 la OVSE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Collaborazione in Europa. Quell’anno, le organizzazioni dei Rom e per i Diritti Umani criticarono il governo italiano perchè programmava di prendere le impronte digitali dei 150.000 Rom che si sono stabiliti in Italia negli ultimi anni. Alla fine, l’Italia ha abbandonato (quel) tale progetto. ‘È interessante che la Commissione Europea si preoccupi per la Francia, ma che nel 2008 non fosse così preoccupata per quelle impronte digitali’, nota Kushen dell’ERRC.

Per quanto riguarda la Lega Nord, invece, il francese Le Monde ha raccontato ai suoi lettori l’influenza dei dirigenti del Carroccio nei recenti avvenimenti in casa Unicredit:

Una vera e propria staffetta da parte delle autorità politiche locali all’interno del consiglio d’amministrazione: queste hanno assunto ancor più importanza dopo la vittoria del partito autonomista Lega Nord, sia in Piemonte che in Veneto, durante le ultime elezioni regionali. Già in primavera, temendo di perdere la propria influenza, hanno fortemente voluto la nomina di un “responsabile Italiano” accanto a Profumo. Per le fondazioni, Unicredit dovrebbe innanzitutto essere una banca al servizio del territorio e delle sue imprese. Da molte settimane, i loro dirigenti, in accordo con quelli della Lega Nord, hanno moltiplicato le pressioni. Martedì, Fabio Tosi, sindaco di Verona, ha dichiarato ancor prima che le dimissioni di Profumo fossero ufficiali: “ Mi occupo di politica e non faccio il banchiere; ma far entrare degli azionisti come Gheddafi e i Libici significa che questi potrebbero non tutelare gli interessi di Verona e del Veneto”. Al contrario, Profumo, 52 anni, simpatizzante del centro sinistra, laureato alla Bocconi di Milano e con un passato alla McKinsey, ha sempre privilegiato un approccio internazionale sin dal suo arrivo a capo della banca, nel 1997. Tenendosi prudentemente e fieramente al di fuori dai piccoli giochi politici italiani, è riuscito ha portare l’Unicredit fra le prime cinque banche europee, lanciando diverse operazioni d’acquisizione in Italia e in Europa dell’Est, e fusioni, fra le quali, nel 2005, quella con la banca tedesca HVB. Delle iniziative in controtendenza rispetto alla frammentazione del sistema bancario italiano. Questa politica ha comunque i suoi rischi. Al momento della crisi finanziaria, Unicredit si è ritrovata più esposta ai crediti inesigibili

Il brasiliano Terra Magazine ha invece commentato così il celebre incontro pacificatore “con Pajata” tra Bossi e Alemanno:

In periodo di elezioni non è il caso di inimicarsi il maggior bacino elettorale del Paese – ha pensato Silvio Berlusconi, alleato di Bossi e uomo sempre attento alle strategie di comunicazione. Il risultato è stato che il capo del governo italiano ha obbligato il suo amico a chiedere scusa ai romani in occasione di un grande banchetto organizzato a piazza Montecitorio, di fronte al palazzo del Parlamento italiano. Una festa di fraternizzazione con piatti tipici del Nord (la polenta) e di Roma (la “pajata” stufata fatta con intestino magro di vitello) cui hanno partecipato il sindaco della capitale, la governatrice del Lazio, vari deputati di destra e il senatore e ministro Bossi, insieme ad altri leader della Lega Nord. (..) I pochi romani che hanno assistito alla scena hanno commentato filosoficamente che i politici a Roma vogliono solamente mangiare. Ma confesso che le foto dei politici sorridenti e con la bocca piena ciò che mi hanno fatto venire in mente è la decadenza dei romani in “Asterix tra gli elvetici e gli Elvezi”.