Rassegna stampa estera: Berlusconi, il governo e l’Italia – un attimo prima del Bunga Bunga

“Bunga Bunga” sarà probabilmente la parola d’ordine associata ad “Italia” sulle pagine della stampa estera per molte settimane a venire. Non temete: ce ne occuperemo prestissimo. Nel frattempo però diamo un’occhiata a quanto scritto dai media stranieri nelle scorse settimane. I commenti interessanti non sono infatti mancati, a cominciare da quello di James Walston su


“Bunga Bunga” sarà probabilmente la parola d’ordine associata ad “Italia” sulle pagine della stampa estera per molte settimane a venire. Non temete: ce ne occuperemo prestissimo. Nel frattempo però diamo un’occhiata a quanto scritto dai media stranieri nelle scorse settimane.

I commenti interessanti non sono infatti mancati, a cominciare da quello di James Walston su Foreign Policy:

Il problema dell’Italia d’oggi non è la presenza di fazioni o partiti politici. L’Italia e gli italiani sono capaci, come ogni altra nazione, di discutere di problemi; il problema di medio termine è il massiccio conflitto di interessi di Silvio Berlusconi – che si può riscontrare solo in Italia e che sarebbe inaccettabile in ogni altra democrazia Occidentale – e la conseguente concentrazione di potere nell’esecutivo (non unica in Occidente, ma più pronunciata e da molto tempo).

Questi due fattori hanno reso una buona parte del governo italiano “cortigiano” piuttosto che servitore dello Stato. Il punto del mio articolo era quello di evidenziare che volgare è la massiccia corruzione delle istituzioni, la prostituzione delle idee e delle menti, non il sesso “da tabloid”. Commentare le leggi promulgate per impedire che i processi del presidente del consiglio arrivassero al verdetto, o che altri politici fossero indagati, è una “parzialità” comune alla maggior parte della stampa Occidentale, sinistra, destra e centro; difficilmente lo si può definire “gossip”. In queste questioni fondamentali, l’Italia non è allineata con gli standard del resto delle democrazie Occidentali. Questo è motivo di preoccupazione per noi tutti

Le Temps d’Algerie, in un articolo ripreso e tradotto dal blog di Daniele Sensi, ha commentato così le recenti battute di spirito del premier:

Gli si può chiedere di tutto, tranne che di rinunciare alle sue discutibili battute. Il Cavaliere non riesce a trattenersi, deve averlo nel sangue (…). Dice di essere profondamente attaccato ai valori cristiani, ma ha scatenato l’ira del Vaticano per aver utilizzato un’espressione blasfema. E come se non bastasse, durante la stessa giornata si è messo contro l’intera comunità ebraica, per aver raccontato una barzelletta di cattivo gusto (…). Ci si chiede se un giorno la smetterà. Nessuno può rispondere, men che meno la comunità ebraica, alle prese, lei, con un’orda di negazionisti – l’ultraconservatore Ahmadinejad in testa(…). Chi tra Berlusconi e il presidente iraniano provoca maggiormente gli ebrei? Perché Ahmadinejad dovrebbe privarsi degli attacchi frontali allo stato ebraico quando il cristiano Berlusconi può permettersi le peggiori diatribe?

Lo spagnolo El Pais ha pubblicato invece un durissimo articolo sul PD, dal titolo “In coma e senza respiratore“:

Il degno 33% ottenuto dal PD di Walter Veltroni – che contende da anni la leadership del centro sinistra con Massimo D’Alema – è servito solo per accendere la lotta intestina del gruppo sorto dalle ceneri dell’Ulivo, che aveva vinto per un soffio le elezioni del 2006 al cospetto della coalizione ingovernabile di una decina di partiti e partitelli. Nonostante l’illusione generata dal si può fare veltroniano, la sensazione attuale è che il PD, più che un partito riformista di Governo, sia una maionese mal amalgamata di ex democristiani ed ex comunisti che cercano di mantenere i propri privilegi. I sondaggi mostrano che ogni volta sempre più italiani li identificano con la vecchia politica e non si fidano dei loro inganni. Di fatto negli ultimi dieci anni la così detta sinistra ha esercitato il potere solo per due anni, mentre Berlusconi ha vinto le ultime quattro elezioni. Le sconfitte successive hanno lasciato il PD in crisi permanente. Veltroni si è dimesso alla fine del 2008, subito dopo è arrivato come protempore il democristiano Dario Franceschini e nelle primarie del 2009 è stato eletto segretario generale un uomo dell’apparato senza carisma, Pierluigi Bersani. Il PD continua ad essere diviso come sempre e senza tentare di rappresentare la sinistra. Riesce a catalizzare appena un 25% delle intenzioni di voto.

In Francia Le Monde ha raccontato così l’arrivo di Enrico Mentana al Tg di La 7 – definito con un po’ di enfasi “Il TG che restituisce libertà all’Italia“:

Alla fine è bastato poco per far tremare i due colossi dell’informazione televisiva italiana, il telegiornale delle 20 di Rai Uno (servizio pubblico) e quello di Canale 5 (gruppo Mediaset, controllato dalla famiglia Berlusconi). Hanno dovuto cedere un po’ del loro pubblico – 5 punti in meno per il primo e 6 per il secondo – a quello de La7, rilanciato, diretto e presentato dal giornalista Enrico Mentana, che ha raggiunto quasi il 10% in due settimane, cioè quasi la metà della quota di mercato di ognuno dei suoi due concorrenti. Poca roba, cioè appena un briciolo di obiettività in più. Su uno sfondo verde, dietro una scrivania sobria, Mentana presenta solo i fatti. Dà loro una gerarchia e li contestualizza. Insomma, fa del giornalismo laddove molti dei suoi colleghi nominati direttamente dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, obbediscono agli ordini. La rapida crescita del telegiornale de La7, proprietà di Telecom Italia Media, del gruppo Telecom Italia, sembra quasi un fatto politico. Un atto di resistenza. La crisi aperta tra Silvio Berlusconi e il suo rivale Gianfranco Fini ha fornito a Mentana l’occasione di soddisfare una parte degli italiani, stanchi della propaganda e assetati di spiegazioni. Martedì 7 settembre [Mentana] ha invitato Fini a spiegare in diretta le sue ragioni mentre la concorrenza dava la parola ai sostenitori di Berlusconi. Risultato: dei picchi di ascolto del 12% durante l’intervento del presidente della Camera.

Sempre in tema di informazione, lo spagnolo ABC ha intervistato il direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli:

Trenta anni di giornalismo fanno di de Bortoli un testimone privilegiato della realtà italiana. Non crede che Berlusconi, con il quale ha avuto qualche scontro, possa condizionare il futuro: “Succede come con Zapatero: “Spagna e Italia vanno bene o male, indipendentemente da chi le governa”. Riconosce che il suo paese ha affrontato bene la crisi finanziaria: le famiglie non si sono indebitate e l’industria manufatturiera italiana è la seconda più importante d’Europa dopo la Germania, nonostante manchi un maggiore investimento nella formazione professionale. Da Milano, de Bortoli guarda con diffidenza la Lega di Bossi: “è il partito più vecchio della politica italiana”. Comunicano con il proprio elettorato e mantengono una ferrea disciplina leninista. Già dominano il Piemonte e il Veneto e crescono al centro, una cosa impensabile tempo fa: temo la disgregazione del mio paese”. In quanto alla Camorra, il direttore vede una società civile più coraggiosa di fronte all’estorsione, ma “se non si combatte la corruzione politica con leggi rigorose, difficilmente sarà sradicata la criminalità organizzata”, conclude.

Sempre Le Monde, invece, ha azzardato un confronto tra Italia e Francia, nell’intervista a Raffaele Simone, autore del libro “Il mostro mite” in cui cerca di spiegare l’ascesa della destra in Europa:

Questo regime si appoggia ad una destra anonima e diffusa associata al grande capitale nazionale e internazionale, più vicina agli ambienti finanziari che a quelli industriali, influente sui media, interessata a quell’espansione del consumo e del divertimento che considera come la vera missione della modernità, decisa a ridurre il controllo dello Stato ed i servizi pubblici, ostile alla lentezza del processo decisionale democratico, sprezzante della vita intellettuale e della ricerca, impegnata a sviluppare un’ideologia del successo individuale, ad imbavagliare l’opposizione, violenta nei confronti delle minoranze, populista nel senso che aggira le regole della democrazia in nome di ciò che “vuole il popolo”. In Italia, l’amministrazione Berlusconi incarna questa destra fino a un livello caricaturale. In Francia, dall’epoca dalla famosa cena al Fouquet’s [la sera dell’elezione di Nicolas Sarkozy], ed oggi con il caso Bettencourt, il governo ha rivelato più volte le sue relazioni col mondo degli affari e dei media, e il presidente Sarkozy ha dato scandalo con la sua onnipresenza in televisione ed il suo tenore di vita da star. La sua mi sembra il perfetto esempio della politica di questa nuova destra che rifiuta sia di spaventare che di imporsi ai più ricchi, scegliendo di tagliare i servizi pubblici e flirtando col populismo e con determinate tesi dell’estrema destra.