Scelti dai lettori: Fini e Futuro e Libertà, davvero un’alternativa al PdL?

Venerdì, come al solito, giorno di rubrica scelti dai lettori. In questo venerdì dove siamo travolti dalle abitudini postribolari del Presidente del Consiglio, cerchiamo di tenere il dibattito su qualcosa di più serio. Non perché la vicenda di Ruby e Silvio non lo sia, è tremendamente seria, ma forse altri temi interessano maggiormente i lettori.


Venerdì, come al solito, giorno di rubrica scelti dai lettori. In questo venerdì dove siamo travolti dalle abitudini postribolari del Presidente del Consiglio, cerchiamo di tenere il dibattito su qualcosa di più serio. Non perché la vicenda di Ruby e Silvio non lo sia, è tremendamente seria, ma forse altri temi interessano maggiormente i lettori.

E soprattutto coinvolgono più persone: mentre qui in Italia stiamo sempre a concentrarci su un singolo che ha monopolizzato un Paese.

Fini e Futuro e Libertà: quante chiacchiere e quanto c’è di vero? Sono davvero un’alternativa al centro destra di adesso?

Ecco la proposta di “Bruno”, per questa settimana. Vediamo di analizzare le cose dopo il salto.

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In tanti, dopo il voto in commissione al Senato favorevole al Lodo Alfano e alla sua retroattività, hanno lamentato una certa mancanza di coerenza da parte di FLI. Ne avevo già scritto in passato: Gianfranco Fini già all’epoca di Mirabello aveva spiegato che lui quel Lodo l’avrebbe votato, certo con dei se e con dei ma, ma l’avrebbe votato.

Il voto a favore però ha fatto saltare sulla sedie quanti credevano che Futuro e Libertà fosse una specie di Italia dei Valori con un leader meno ruspante e populista. Non lo è: FLI è un insieme di uomini che vogliono mantenere il potere, hanno capito che il berlusconismo è al tramonto, e si sono organizzati per mantenerlo (il potere, non il berlusconismo…).

I politici sono imprenditori morali, imprenditori di loro stessi, la loro azienda è la loro poltrona, ricordatelo sempre: l’idealismo c’entra poco o nulla. Può essere di facciata, e questa facciata vi può piacere o meno, ma quella è solo apparenza. Il resto è consenso e gestione del potere, oppure gestione delle menzogne raccontate in campagna elettorale.

Pensate semplicemente a questa legislatura: potrebbe finire presto, a magari nella prossima primavera o magari ancora prima – tra i ben informati circola anche la voce di una prossima sfiducia a Berlusconi, in seguito alla vicenda di Ruby e delle feste di Arcore – motivo per cui è stato bene, per Fini, preparare il terreno per tempo al dopo.

Un dopo che vedrà non certo il PD in pole position, visti i recenti sondaggi – sono circa al 25% – e per quanto Bersani possa dire che l’unico sondaggio che conta è quello della cabina elettorale, è un tracollo e uno stillicidio continuo da non sottovalutare. Insomma: non le vince di sicuro il PD, le elezioni, se si va a votare a breve termine.

E allora chi le vince? Le rivince il PdL, ma un PdL ancora per forza di cose berlusconiano, con un leader infiacchito e che non ha combinato nulla di rilevante negli ultimi mesi, ma questo nulla l’ha raccontato in un libro assurdo, Due Anni di Governo, che a breve ci troveremo per casa. Un altro segnale della campagna elettorale… ma è un PdL zoppo, che ha la Lega ad abbaiare sempre più forte al nord, le altre leghine al sud, e poi FLI.

Carmelo Lopapa, ne ha scritto su Repubblica qualche giorno fa, tracciando una piccola mappa dell’esodo dal PdL a FLI: una transumanza di chi ha capito da che parte tirerà il vento se non nel brevissimo, quantomeno nel medio termine

C’è la lista. E c’è anche una data cerchiata in rosso: 3 novembre, mercoledì. Una conferenza stampa sancirà il passaggio di altri tre, forse quattro deputati berlusconiani al nuovo gruppo di Futuro e Libertà, giusto alla vigilia della kermesse di Perugia che nel fine settimana sancirà il lancio in grande stile del partito di Fini. Il premier Berlusconi vede rosso e corre ai ripari. La fuga dal Pdl è un tam tam battente, in Transatlantico, e porta dritto ai toscani della fronda anti Verdini, Alessio Bonciani e Roberto Tortoli. Ma anche all’abruzzese Daniele Toto, già dimissionario dal coordinamento a Chieti. A Roberto Rosso, ex sottosegretario con cinque legislature alle spalle (e scarse chance di ricandidatura). Ancora, a Giancarlo Mazzuca, emiliano, convocato di gran carriera ieri sera da Cicchitto alla sede di Via dell’Umiltà.

Per ora quindi, ancora non un’alternativa. Ma domani, chissà…