Silvio Berlusconi, Ruby e il Bunga Bunga nel Paese che affonda

Ieri è stata una giornata intensa: le rivelazioni di “Ruby Rubacuori”, ovvero Karima Keyek, la diciassettenne marocchina entrata tramite Emilio Fede e Lele Mora nell’inner circle del Presidente del Consiglio hanno provocato un terremoto, l’ennesimo scandalo a sfondo sessuale che vede protagonista Silvio Berlusconi. La stampa internazionale se n’è già accorta, come potete vedere sui


Ieri è stata una giornata intensa: le rivelazioni di “Ruby Rubacuori”, ovvero Karima Keyek, la diciassettenne marocchina entrata tramite Emilio Fede e Lele Mora nell’inner circle del Presidente del Consiglio hanno provocato un terremoto, l’ennesimo scandalo a sfondo sessuale che vede protagonista Silvio Berlusconi. La stampa internazionale se n’è già accorta, come potete vedere sui siti dei principali quotidiani online europei.

Cerchiamo di riepilogare i fatti: perché il punto focale della vicenda non è tanto la presunta questione morale – organizzare festini con eventuale orgia, purché con ragazze maggiorenni, è un fatto privato, dov’è il problema? – il problema è l’abuso di potere e le telefonate in questura. Quello è il problema: non il bunga bunga, non le foto di una ragazzina cresciuta troppo in fretta e illusa dal lucore dello showbiz e dello stardom berlusconiano.

Tutto dopo il salto.

Prima di partire leggetevi il Buongiorno di oggi firmato da Massimo Gramellini su La Stampa

Bungagiorno!
Gli americani sono dei quaccheri. Lì un presidente può fare bunga bunga con Marilyn Monroe o una stagista della Casa Bianca, ma se telefonasse all’Fbi per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a dimettersi alla velocità della luce. E se dicesse di averlo fatto perché è un uomo di buon cuore? Peggiorerebbe soltanto la situazione. L’abuso di potere, la sacralità della carica, bla-bla (…) Ecco, forse solo in Egitto, dove la democrazia affonda nei millenni (i famosi Faraoni della Libertà), il presidente telefonerebbe alla polizia per far rilasciare una minorenne arrestata per furto. Ma non la spaccerebbe per nipotina di Mubarak, essendo lui Mubarak. Semmai per nipotina di Berlusconi: esisterà, al riguardo, un accordo bilaterale?

Vediamo di riepilogare: il 27 maggio scorso Ruby finisce in Questura a Milano. Accusata di furto e minorenne: pensate se fosse stata una ragazzina rom, a capitare in una situazione del genere, o una ragazzina italiana qualunque, o vostro figlio che fa una scemenza. Poi dici: siamo tutti uguali di fronte alla legge. Sei più uguale in alcuni casi: per esempio se riesci a conquistare il cuore di un vecchio settantaquattrenne che non accetta il passare degli anni e perde la testa per le ragazzine.

La notte del 27 maggio un uomo della scorta di Silvio Berlusconi chiama in Questura: contatta il gabinetto del questore e chiede il rilascio della ragazza, insieme all’affidamento a Nicole Minetti, che già era arrivata lì, servizievole, a dare una mano sia al suo padrino politico – l’aveva catapultata in Regione Lombardia in un listino bloccato alle scorse regionali – sia a Ruby, con cui ora sostiene di non avere rapporti di amicizia, ma banalmente di avere “incontrato”.

La telefonata in Questura dell’uomo della scorta è solo l’inizio: perché adesso arriva il punto veramente grave:

fu un uomo della scorta del presidente del Consiglio a contattare il gabinetto del questore per chiederne il rilascio e l’affidamento a una persona che era già arrivata negli uffici di polizia. E poi passò l’apparecchio allo stesso Silvio Berlusconi che parlò per qualche minuto con l’alto funzionario. Il capo del governo decise dunque di esporsi personalmente, probabilmente consapevole che in anticamera c’era già Nicole Minetti (…) Poco dopo la ragazza fu effettivamente lasciata libera

Quindi Berlusconi contatta la Questura direttamente tanto che come si legge, il capo di gabinetto Pietro Ostuni spiega agli agenti “Quella ragazza la dovete rilasciare subito”. La balla della “figlia di Mubarak” – ma anche lo fosse stata veramente? Ancora i due pesi e le due misure – come si era dichiarata Ruby inizialmente agli agenti viene corroborata da una telefonata “pesante” da Roma.

In questura a Milano raccontano di non aver mai ricevuto pressioni tanto sfacciate. Oggi Vincenzo Indolfi, da circa tre settimane ex questore di Milano, spiega alla Stampa come sarebbero andate le cose quella notte. La telefonata c’è stata, ma non c’è da scandalizzarsi, perché ne arrivano tante…

«Massì, qui di telefonate ne arrivano a decine: ministri, parlamentari, personaggi pubblici. Ognuno ha un suo problema, di scorte, di ordine pubblico. Se anche arriva una telefonata della presidenza del Consiglio, non è che uno si deve scandalizzare». Il neo prefetto Vincenzo Indolfi, questore fino a tre settimane fa in via Fatebenefratelli a Milano e ora nominato «ispettore generale di amministrazione del Consiglio dei ministri», è un napoletano che nella vita ne ha viste e sentite tante. (…) «Ma non è che chiedevano proprio di rilasciarla – precisa Indolfi -. Più che altro si raccomandavano, visto che era minorenne, di fare quel che dovevamo fare ma di gestire la cosa nel modo più corretto possibile. Così il mio capo di gabinetto ha chiamato la centrale operativa per informarsi». Ma cosa diceva esattamente questa telefonata della presidenza del Consiglio? «Una cosa tipo: è vero che avete fermato questa persona? Allora fate gli accertamenti e poi vedete cosa fare…». Così? «Così». Ma dicevano proprio che era la «nipote di Mubarak»? Indolfi tentenna un attimo e poi conferma: «Sì, se non sbaglio dicevano che era una sua parente. Sì, mi sembra “la nipote”»

Ma certo, vi stupite? Chiamare un questore alle tre del mattino, inventarsi delle balle per far rilasciare una ragazzina minorenne che allieta le feste del sultano ad Arcore, è tutto assolutamente normale. Siete voi che non capite il suo buon cuore.

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