Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe: Stati Uniti più morbidi verso il reclutamento di bambini soldato. Ovviamente la tematica non è riferita al territorio nazionale, ma riguarda le relazioni degli Stati Uniti con altri Paesi quali il Ciad, la Repubblica democratica del Congo, il Sudan e lo Yemen. Lunedì l’Amministrazione Obama ha varato alcuni articoli di una controversa legge che

Americhe: Stati Uniti più morbidi verso il reclutamento di bambini soldato. Ovviamente la tematica non è riferita al territorio nazionale, ma riguarda le relazioni degli Stati Uniti con altri Paesi quali il Ciad, la Repubblica democratica del Congo, il Sudan e lo Yemen.

Lunedì l’Amministrazione Obama ha varato alcuni articoli di una controversa legge che intenderebbe prevenire il reclutamento di bambini soldato per mezzo di una nuova cooperazione militare con i paesi citati. Uno strano ossimoro che risulta di difficile comprensione.

Andiamo per ordine: in un memorandum pubblicato lunedì e indirizzato al Segretario di Stato Hillary Clinton, Obama ha scritto che allentare l’applicazione delle restrizioni vigenti nei confronti di Ciad, Congo, Sudan e Yemen è una materia di “interesse nazionale”

La legge a cui fa riferimento Obama è il Children Protection Act, promulgata nel 2008 da George W. Bush e che proibisce l’addestramento, il finanziamento e ogni tipo di assistenza militare nei confronti di quei Paesi che reclutano soldati con meno di 18 anni. La nuova decisione dell’Amministrazione Usa imprime ora un brusco cambio di direzione, allentando le restrizioni con i quattro Paesi elencati.

Il portavoce del Dipartimento di Stato P.J. Crowley ha dichiarato che, secondo l’Amministrazione Obama, lavorare con le milizie che reclutano minorenni sarebbe più utile per risolvere il problema. Crowley ha dichiarato che in ciascuno dei Paesi citati gli Stati Uniti stanno lavorando con i Governi per fermare il reclutamento di bambini soldato o smobilitare quelli che sono già arruolati.

Secondo il Dipartimento di Stato, questi Paesi avrebbero già varato le giuste politiche, ma faticano ad applicarle. Allentare le restrizioni nella cooperazione militare e lavorare con gli eserciti di questi Stati servirebbe quindi ad aiutare Governi ed eserciti ad adeguarsi alle norme internazionali.

Riassumendo: l’Amministrazione Obama ritiene che sia utile cooperare con dittature (come quella di Omar al Bashir, in Sudan) per cambiarle e mitigarne le politiche criminali. E’ l’estrema conseguenza di un approccio riformista agli affari di Stato, per cui il sistema si cambia dall’interno e a piccoli passi, o è solo nuda e cruda realpolitik?

Se si tratta della prima opzione, ci si chiede allora perché la legge rimanga in vigore per altri due soli Paesi: Burma e la Somalia. Forse Omar Al Bashir, con la sua condanna per genocidio e violazione dei diritti umani, sembra più affidabile? In attesa di scoprire nuovi dettagli sul percorso di redenzione del presidente sudanese, ci limitiamo a constatare che l’espressione “interesse nazionale” usata dal Presidente Obama fa pensare che sia tornata in scena la cara, vecchia, cinica realpolitik.

O, per per parafrasare Theodore Roosevelt, se un dittatore deve proprio essere un figlio di puttana, che almeno sia il nostro figlio di puttana”.

Medio Oriente: Libano, attaccati tre dipendenti del tribunale speciale Onu. Vi abbiamo già parlato delle difficoltà delTribunale internazionale supportato dalle Nazioni Unite per fare luce sull’omicidio del premier Rafiq Hariri, avvenuto nel 2005.

Ieri le difficoltà hanno preso la forma dell’aggressione a due membri dell’ufficio del procuratore e al loro interprete.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che i tre sono stati “violentemente attaccati” da “un folto gruppo di persone” che hanno fatto irruzione nel corso di una riunione del personale che si occupa delle indagini; i tre sono stati soccorsi dall’esercito libanese e portati alla sede del tribunale, dove hanno ricevuto le cure mediche necessarie.

Le coincidenze sono curiose. L’aggressione ha infatti avuto luogo il giorno prima della consegna di un discorso di sfida al tribunale internazionale da parte di un leader di primo piano di Hezbollah, partito fondamentalista fortemente sospettato di aver avuto parte nell’omicidio di Hariri.

Questa notte è inoltre previsto un discorso televisivo di Hassan Nasrallah, Segretario generale del Partito di dio. Il clima nel Paese è molto teso e sono in molti a condividere il timore che un incriminazione di Hezbollah o di alcuni suoi leader possa portare il Libano sull’orlo di una nuova guerra civile.

Da parte loro, le Nazioni Unite hanno dichiarato che non si faranno intimidire e che processeranno le persone ritenute responsabili dell’omicidio dell’ex Primo ministro.