UK, scandalo per le segnalazioni ignorate sul professore pedofilo Nigel Leat

Il professore pedofilo Nigel Leat avrebbe potuto essere fermato molto tempo prima: il preside della scuola ignorò numerose segnalazioni da parte dei colleghi del mostro.


Nigel Leat, il 51enne che vedete in foto, è un ex professore condannato l’estate scorsa al carcere a vita per aver abusato, tra il 1996 e il 2010, di 36 bambini, di cui 20 suoi studenti. Con la sentenza, però, le indagini non si sono fermate ed ora, a distanza di mesi, è emersa una verità agghiacciante: molte di quelle violenze si sarebbero potute evitare.

La colpa è da attribuire ai colleghi dell’uomo e a Chris Hood, il preside della scuola elementare di Bristol in cui sono avvenuti gli abusi. Le autorità, infatti, hanno accertato che ad almeno 30 episodi di molestie – da foto fatte ai bambini a veri e propri palpeggiamenti – avevano assistito altri insegnanti.

Al preside, però, giunsero solo 11 segnalazioni e nessuna di queste fu mai inoltrata alle autorità. Hood si limitò soltanto, in un’occasione, ad un ammonimento verbale che non impedì in nessun modo al pedofilo di continuare le molestie.

Alla luce di queste rivelazioni, che hanno sconvolto i genitori dei bimbi e ovviamente l’opinione pubblica inglese, nessuno dei diretti interessati ha avuto conseguenze penali: il preside è stato licenziato, mentre gli insegnanti che hanno assistito alle molestie ed hanno taciuto se la sono cavata con una tirata d’orecchie.

Questo il commento, tanto chiaro quanto condivisibile, di Tony Oliver, capo del North Somerset Safeguarding Children Board:

La scuola ha fallito su ogni possibile livello. Il fatto che questi episodi non siano stati riportati al di fuori della struttura è incredibile. Ha vinto la cultura della negligenza, mentre i genitori confidavano nella cura e la protezione dei bimbi affidati a questa scuola. Non sono state seguite le procedure adeguate e non sono state intraprese le azioni necessarie: è incredibile come questi bambini non sono stati tolti dalle mani di Nigel Leat.

Via | The Guardian