Ore 12 – Gioco del “cerino” fra Berlusconi e Fini: ultimo giro?

Un pugno, non certo quello subito dal “povero” Capezzone, non vale una guerra. Certo è, però, che il clima è rovente: c’è davvero chi gioca coi zolfanelli in una polveriera. Il Paese, sempre più sfiduciato e diviso, assiste impotente al teatrino di una politica chiusa a riccio. Non è tutta colpa di Berlusconi, ma è

Un pugno, non certo quello subito dal “povero” Capezzone, non vale una guerra. Certo è, però, che il clima è rovente: c’è davvero chi gioca coi zolfanelli in una polveriera.

Il Paese, sempre più sfiduciato e diviso, assiste impotente al teatrino di una politica chiusa a riccio. Non è tutta colpa di Berlusconi, ma è un fatto che premier, governo e maggioranza sono nella parabola finale.

Il Cavaliere lavora per le elezioni anticipate di marzo, cercando nelle urne la sua salvezza, forse non solo politica.

Il quadro è chiaro quanto deprimente: riforme zero, scandali a iosa, ministri tacitati, miracoli (rifiuti napoletani e ricostruzione di L’Aquila) annunciati e tramutatisi in boomerang, crisi economica a ruota libera, nessun progetto per l’Italia futura.

E soprattutto, ogni giorno uno scandalo (o presunto tale) con al centro il capo del Governo, ridotto quasi a marionetta. Il dato politico di fondo è uno solo: la leadership di Berlusconi è al termine, il governo è in agonia.

Tocca a Gianfranco Fini trarre coerentemente le conseguenze della sua (positiva e coraggiosa) battaglia aperta in questi mesi. E’ il leader di Fli che, mettendo fine al gioco del cerino, deve staccare la spina al governo. Altrimenti rischia di essere corresponsabile del caos in cui l’Italia sta precipitando.

Fini deve scegliere: indietro non si torna, fermo dov’è si logora, l’unica via è guardare avanti. In palio non c’è solo il destino personale di un leader politico o di un partito, ma quello di una nazione.