Il pugno a Capezzone, la schadenfreude e i “like” sui quotidiani online

Ieri Daniele Capezzone, portavoce PdL è stato aggredito da uno sconosciuto a Roma in via dell’Umiltà. Niente di grave per sua fortuna: ma l’episodio è fantastico per misurare l’umore di un Paese – non del Paese: del Paese che legge i quotidiani online e che utilizza il social network più popolare in Italia: Facebook. Ieri


Ieri Daniele Capezzone, portavoce PdL è stato aggredito da uno sconosciuto a Roma in via dell’Umiltà. Niente di grave per sua fortuna: ma l’episodio è fantastico per misurare l’umore di un Paese – non del Paese: del Paese che legge i quotidiani online e che utilizza il social network più popolare in Italia: Facebook.

Ieri sera torno a casa e apro la home page di Corriere.it: mi cade l’occhio sul contatore dei “like”, in alto, sono già circa duemila: stamattina, come vedete dallo screenshot, siamo a 8mila. Stamane, curioso, apro la home page di Repubblica.it: cerco l’articolo dedicato al fatto di cronaca, e ci trovo 17mila “like”, un’enormità, non avevo mai visto un valore del genere.

Cerchiamo un paragone: coperto da una pioggia di “like” recentemente, era il pezzo dedicato alla vicenda Saviano – Rai Tre e alla querela sporta da Sivio Berlusconi contro Report – ricordate il servizio su Emerald Cove e Antigua? Bé, lì per una vicenda grossa, 7 mila “mi piace”, tanti, ma 17mila sono un bel po’ più del doppio.

Apro anche la home page de Il Giornale per completezza, lì niente like – neanche uno? Possibile? – ma molti commenti di “solidarietà”. Esiste una singola parola – in tedesco – per definire le reazioni che vi ho descritto: schadenfreude, traducibile come “provare gioia dalle disgrazie altrui”. Chiosa finale che leggo su Spinoza:

Pestato Capezzone. Porta fortuna. [mix]

Il pugno a Capezzone: pioggia di
Il pugno a Capezzone: pioggia di
Il pugno a Capezzone: pioggia di