Omicidio Jason Pruscino: il legale di Katia Reginella ricorre in Cassazione

Il legale di Katia Reginella, indagata insieme al compagno Denny Pruscino per l’omicidio del figlio Jason, ricorrerà in Cassazione contro la ricostruzione degli inquirenti.


L’avviso di chiusura delle indagini sull’omicidio del piccolo Jason Pruscino, il bimbo di 2 mesi e mezzo scomparso a Folignano nella prima settimana di luglio e mai ritrovato, è stato notificato pochi giorni fa ai due indagati, la madre Katia Reginella e il padre putativo Denny, accusati di omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere.

I due, ne abbiamo parlato spesso, dal momento del loro arresto hanno sempre fornito versioni contrastanti – incidente domestico o raptus di rabbia di Pruscino – ma la verità non è mai emersa. Ad accusare Pruscino, oltre alla compagna, ci sono anche tre ex detenuti suoi compagni di cella.

Ad oggi, però, nonostante quelle testimonianze, i due genitori sono indagati con le stesse accuse. La responsabilità, insomma, è la stessa per entrambi. Ed è proprio per questo motivo che il legale della Reginella, Vincenzo Di Nanna, ha deciso di ricorrere in Cassazione.

Ho deciso di presentare un ricorso per saltum, ovvero saltando deliberatamente il tribunale di riesame. Ci troviamo infatti davanti ad una questione di puro diritto. In buona sostanza la versione dei fatti data da Katia Reginella coincide con quella fornita da Procura e gip che si basa soprattutto sulla deposizione dei tre ex compagni di cella di Pruscino che hanno raccolto la sua confessione. La donna ha detto le stesse cose dei compagni di cella di Pruscino e c’è coincidenza, tranne che in alcuni particolari. E così lei non può rispondere di concorso ma semmai di condotta post factum. Quindi la partecipazione successiva ed altri reati meno gravi che sarebbero l’omissione di soccorso e concorso in occultamento di cadavere. Ed è anche da vedere se anche questi si possono poi attribuire a lei.

Anche il movente del delitto, sostiene Di Nanna, non avrebbe nulla a che vedere con la donna. Se è vero che Pruscino ha ucciso il figlio in preda ad un raptus d’ira perché l’infante non la smetteva di piangere, non si pià attribuire a lei l’accusa di omicidio:

Katia al momento del delitto non è presente nella stanza perchè sta facendo le faccende. Ed interviene solo successivamente ed in caso partecipa solo all’occultamento del cadavere. Ma o si dimostra l’esistenza di un accordo preventivo (preventivo concerto) tra lei e il marito oppure non si può parlare di concorso di persona in reato. Ecco in sintesi la ragione del nostro ricorso alla Cassazione.

Via | Il Resto Del Carlino