Omicidio Yara Gambirasio, il pm nega gli atti al consulente della famiglia

Il pm Letizia Ruggeri ha negato al consulente della famiglia Gambirasio l’accesso agli atti delle indagini sulla morte della 13enne di Brembate di Sopra


Solo pochi giorni fa vi abbiamo dato la notizia della nomina di Giorgio Portera, ufficiale dei RIS dal 2005 al 2009, a consulente tecnico da parte della famiglia di Yara Gambirasio, con lo scopo di affiancare gli inquirenti che da mesi stanno cercando di risolvere il giallo dell’omicidio della 13enne.

Il pm Letizia Ruggeri, però, ha negato al consulente la possibilità di accedere ad alcuni atti dell’inchiesta e bloccando di fatto ogni suo intervento. La decisione, che ha lasciato di stucco la famiglia della vittima, è stata motivata dal segreto istruttorio che vige sull’indagine, “anche per la parte offesa“.

Immediata la reazione di Enrico Pelillo, legale che difende la famiglia Gambirasio: “Sono sbalordito, non mi era mai capitato. Naturalmente mi opporrò nelle sedi opportune. Non capisco quali siano le ragioni. La nostra intenzione è quella di comprendere e, semmai, contribuire alle indagini, non certo quella di divulgare notizie. Lo spirito è stato, ed è ancora, di massima collaborazione con chi sta svolgendo questa delicata indagine, tanto più che spesso abbiamo ribadito la nostra fiducia“.

Sulla decisione del pm è intervenuto anche lo stesso Portera, assunto per aiutare gli inquirenti e bloccato ancor prima di iniziare:

È la prima volta che mi viene negato l’accesso agli atti e lavoro spesso per procure, tribunali e studi legali. Avevo chiesto di poter accedere soltanto a materiale di mia competenza, ovvero le analisi genetiche, non certo a verbali di sommarie informazioni testimoniali o intercettazioni telefoniche.

Per il pm, però, non c’è bisogno di alcun aiuto: “In questa indagine ci sono le migliori intelligenze italiane il top del Ris dei carabinieri e della polizia scientifica, e i massimi esperti di ogni settore. Si è fatto e si sta ancora facendo un lavoro immane“.

Le indagini, anche tra le polemiche, continuano. Ad oggi, dopo più di un anno, il colpevole è ancora in libertà.

Via | L’Eco Di Bergamo

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