Iceberg, guardate quanto è grande la parte sommersa

di Luciano Vecchi A metà degli anni 1970, un cambiamento del clima ha raffreddato le temperature superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e riscaldato la costa occidentale del Nord America, portando modifiche a lungo raggio nel Nord. Dopo questo cambiamento climatico, secondo gli studiosi, è iniziata l’era di tempeste ed uragani sempre più frequenti e all’aumento delle

di Luciano Vecchi

A metà degli anni 1970, un cambiamento del clima ha raffreddato le temperature superficiali dell'Oceano Pacifico centrale e riscaldato la costa occidentale del Nord America, portando modifiche a lungo raggio nel Nord. Dopo questo cambiamento climatico, secondo gli studiosi, è iniziata l'era di tempeste ed uragani sempre più frequenti e all'aumento delle temperature.

Visivamente, a subirne le conseguenze, sono state le grandi masse di ghiaccio che si staccano dai ghiacciai e dalle piattaforme di ghiaccio galleggianti, andando a vagabondare negli oceani.

Una volta staccatisi dal ghiacciaio o dalla piattaforma, gli iceberg vengono sospinti alla deriva dai venti, dalle correnti e dalle maree. L’erosione operata dal vento e dalle onde e la progressiva fusione a cui vanno incontro spostandosi verso latitudini più calde ne riducono le dimensioni, insieme a ulteriori frammentazioni a causa, per esempio, di violente tempeste o collisioni tra loro o con la terraferma. Il destino degli iceberg è quindi quello di ridursi di dimensioni fino a scomparire, ma la loro vita può essere anche di parecchi anni.

A causa della fusione che subiscono con l’aumentare delle temperature, gli iceberg si osservano soltano ad alte latitudini. Gli iceberg antartici, per esempio, normalmente non si spingono oltre la cosiddetta “convergenza antartica”, una fascia a 45-55 ° di latitudine Sud, ma qualche eccezione è sempre possibile: l’iceberg più “giramondo” mai osservato, nel 1894, si è spinto fino ad una latitudine di 26°30’ Sud, nell’Oceano Atlantico.

Essendo il ghiaccio meno denso dell’acqua, gli iceberg galleggiano sulla superficie marina: la parte immersa è quindi circa sette, dieci volte (a seconda della differenza di densità tra acqua e ghiaccio) più alta di quella emersa. Se si considera che alcuni icerberg possono essere alti, rispetto alla superficie del mare, parecchie decine di metri, si comprende bene come l’appellativo di “montagne di ghiaccio” sia particolarmente indicato: un icerberg che mostra una parete di 30 metri, continua, per esempio, sotto il livello del mare, fino a una profondità di più di 200 metri…

Bella l'immagine, vero?!

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