Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Africa: la Cina tra i maggiori fornitori di armi del Sudan. Dodici diversi tipi di involucri per munizioni di fabbricazione cinese trovati in Darfur, alcuni dei quali in zone dove hanno avuto luogo attacchi contro le forze internazionali di peacekeeping. Lo dichiara un rapporto compilato dal Comitato per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle

Africa: la Cina tra i maggiori fornitori di armi del Sudan. Dodici diversi tipi di involucri per munizioni di fabbricazione cinese trovati in Darfur, alcuni dei quali in zone dove hanno avuto luogo attacchi contro le forze internazionali di peacekeeping. Lo dichiara un rapporto compilato dal Comitato per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il rapporto è stato contestato da Pechino e definito “inappropriato” da un portavoce del Ministero degli esteri cinese. La Cina figura come uno dei principali fornitori di armi del Sudan e le compagnie di stato della Repubblica popolare hanno cospicui investimenti nei campi petroliferi del Paese.

Comprensibile dunque l’irritazione della Cina per le accuse delle Nazioni Unite. Meno comprensibile la normativa internazionale che regolamenta la vendita di armi al Sudan, come vi spieghiamo dopo il salto.

L’Onu non ha infatti mai imposto un embargo della vendita di armi al Sudan, ma si limita a pretendere che i fornitori ottengano dal governo di Karthoum rassicurazioni in merito al fatto che le armi non saranno utilizzate nel Darfur.

Ricordiamo che il Darfur, nel sud del paese, è da sette anni teatro di una guerra civile che ha registrato un bilancio di circa 300.000 morti e due milioni e mezzo di profughi, con atrocità e massacri compiuti dai miliziani filogovernativi Janjaweed.

Inoltre, sulla testa del presidente sudanese Omar Al Bashir pende un mandato di cattura del Tribunale penale internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità in relazione alla guerra civile: un caso unico per un capo di Stato in carica.

Permettere che un Paese possa vendere armi al Sudan in cambio di rassicurazioni sul loro non utilizzo in Darfur è come consentire di vendere una pistola a un killer in cambio della promessa che non la userà per uccidere qualcuno. La logica non riesce a spiegare perché le Nazioni Unite non abbiano imposto un embargo totale della vendita di armi a Karthoum, anziché alimentare un sistema di ipocrisie che non serve a nulla.

Ricordare che la Cina occupa un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza può forse aiutare a trovare una risposta.

Africa, Somalia: parata di miliziani islamisti nella capitale. La notizia, data dalla radio somala Shabelle e successivamente diffusa dalla Cnn, è una conferma di quanto sia ormai compromessa la stabilità del Paese. Ieri le strade di Mogadiscio hanno visto sfilare i nuovi guerriglieri addestrati dal gruppo islamista Al-Shabaab, pronti per essere dislocati nel quartiere di Maslah, nel settore nord-est della città.

La nuova unità di combattimento si chiama Sheikh Mustafa Abu Yazid, in onore del militante di Al Qaida ucciso in Afghanistan quest’anno , molto probabilmente da un drone americano. Sheik Ali Mohamud Ali Dhere, un portavoce di Al Shabab, ha definite i nuovi guerriglieri “la nostra riserva” che “spezzerà la schiena del nemico”.

Sheikh Mukhtar Robow Abu Mansur, il numero due di Al Shabaab, ha aggiunto che i nuovi combattenti sono gli studenti di Mustafa Abu Yazid e che sono pronti a vendicarne la morte; secondo il gruppo islamista, le nuove unità sarebbero equipaggiate con armi che il governo Usa avrebbe inizialmente fornito al Governo somalo e successivamente sottratte dai guerriglieri.