Ore 12 – Il PD si ritira nel “fortino” della sinistra?

Sul fronte della maggioranza Silvio Berlusconi cerca disperatamente di “recuperare” Gianfranco Fini per non mandare ko il governo e salvare se stesso. Sul fronte dell’opposizione Pier Luigi Bersani alza i toni e sul lodo Alfano promette barricate per cercare di ridare animo (in vista delle possibili elezioni anticipate di primavera) a un partito ammosciato e

Sul fronte della maggioranza Silvio Berlusconi cerca disperatamente di “recuperare” Gianfranco Fini per non mandare ko il governo e salvare se stesso.

Sul fronte dell’opposizione Pier Luigi Bersani alza i toni e sul lodo Alfano promette barricate per cercare di ridare animo (in vista delle possibili elezioni anticipate di primavera) a un partito ammosciato e sfiancato.

Il segretario dei Democrat si fa in quattro: fuori, per tessere alleanze stile Nuovo Ulivo, dentro per chiudere le falle di gente che, a vari livelli, scappa da tutte le parti. La coperta è corta, troppo corta: se vuoi recuperare a sinistra, copri la testa ma scopri i piedi e la “destra” non ci sta.

E’ così che, in una infinita altalena, il Partito democratico non si schioda dai suoi minimi storici nei sondaggi elettorali (forbice preoccupante che va da un 23/25% a un 26/28%) e non riesce a fermare una moria silenziosa ma continua di dirigenti e militanti.

L’ultima a minacciare la fuga è una bandiera come Mercedes Bresso. Ma Cacciari proprio oggi lancia il suo nuovo movimento Verso Nord e del Pd dice solo peste e corna. Frange ex diccì (Follini per primo) hanno la valigia in mano.

E nessuno si ricorda che in pochi mesi ben diciannove parlamentari hanno abbandonato il partito di Bersani. E altrettanto hanno fatto centinaia e centinaia di assessori, consiglieri, sindaci, segretari di sezioni ecc.

Dopo un anno dalla sua elezione Bersani incassa il rientro di gente come Gavino Angius e Pietro Folena (c’è addirittura chi prevede il gran ritorno di Achille Occhetto…) ma subisce una emorragia silenziosa e profonda, causa non secondaria del perché con Pdl e governo in crisi, il Pd non riesce a recuperare niente.

E’, come sempre, una questione politica: in soli tre anni il Pd perde le ali di una identità articolata con diverse esperienze. Nato per promuovere l’incontro di culture politiche riformiste e riformatrici con radici diverse, il Pd oggi si trasforma in un partito di stampo socialdemocratico. Un Pci riverniciato?

Sarà un caso che comunque resta “forte” nel quadrilatero emblema del Pci: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche? Ma si sa che i fortini, prima o poi, vengono espugnati.