Lodo Alfano: sulla strategia di FLI e la delusione dei finiani

E alla fine in Commissione Senato passò la retroattività del Lodo Alfano: il voto a favore dei finiani di Futuro e Libertà ha portato allo scoperto quanto vi scrivevo già tempo fa, ovvero che i falchi hanno lasciato spazio alle colombe, e che la realpolitik ha vinto sulle sceneggiate. Il problema però, è che se

E alla fine in Commissione Senato passò la retroattività del Lodo Alfano: il voto a favore dei finiani di Futuro e Libertà ha portato allo scoperto quanto vi scrivevo già tempo fa, ovvero che i falchi hanno lasciato spazio alle colombe, e che la realpolitik ha vinto sulle sceneggiate.

Il problema però, è che se illudi un potenziale elettorato che avresti tenuto la barra dritta su certi temi – uno su tutti, la legalità – e poi ti comporti almeno a loro modo di vedere diversamente, qualche reazione devi aspettartela. E non sono ovviamente reazioni positive, anzi, sono state piuttosto contrariate.

Vediamo dopo il salto di fare un giretto e capire che cosa ha fatto cambiare idea – per una strategia che sacrifica il consenso “popolare” sul breve termine, ma tanto poi la gente si dimentica… – a quella che per una piccola fetta di elettori italiani sembrava essere una destra liberale, europea, da paese “normale”.

Oggi leggo su l’Espresso un pezzo molto interessante in cui Fabio Chiusi cerca di rintracciare la perduta coerenza dei finiani più noti, da quelli di Fare Futuro, a quelli seduti direttamente in Parlamento. E trova un voltagabbanismo impressionante, ma anche molta sincerità, come quella di Filippo Rossi di FF.

Eppure… eppure, se vi ricordate del discorso di Mirabello, Fini l’aveva precisato molto chiaramente:

«Io non sarò mai contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento». Poi il leader di Fli ha aggiunto: «Berlusconi ha il diritto di governare senza che una parte della magistratura lo possa mettere fuorigioco. Ma quel simpatico dottor “Stranamore” che è l’onorevole Ghedini non deve trovare una soluzione purché sia. Dobbiamo lavorare non ad una legge “ad personam”, ma per una legge, come in altri paesi d’Europa per tutelare la figura del capo del governo. E quindi non la cancellazione dei processi, ma la sospensione». Infine conclude: «La riforma va fatta per garantire gli onesti. Tutti vogliono che i processi si concludano in tempi brevi, ma la cosa inaccettabile è che una volta definiti i tempi congrui, li si renda retroattivi, lasciando così le parti lese e le vittime con un pugno di mosche in mano»

Direi che “Io non sarò mai contrario al Lodo Alfano” è una spiegazione abbastanza convincente. Ma: ma è stupendo leggere questi eventi e le reazioni che segnala anche il Giornale, in un pezzo che di condivisibile a mio modo di vedere non ha nulla, se non l’uso della lingua italiana:

Tutto inutile. Il popolo finiano, sempre più viola, ha accusato il colpo e ora comincia a sbraitare: tradimento. Sul sito di «Generazione Italia» si va dal «sono profondamente deluso, vi avrei dato il mio appoggio ma mi rendo conto che siete parte di una commedia» al «stamani alle 7 Bocchino era penoso». Un altro graffia: «Pubblicateli adesso i sondaggi di Crespi…». Mentre un altro smaschera la sua provenienza: «Dopo questa mossa torno da Di Pietro». C’è l’ira funesta di un (ex) simpatizzante: «Per quanto ancora vorrete continuare a sbandierare legalità e giustizia sociale per poi pulirvene il c. quando è ora di prendere decisioni? Fini lei è un qua-qua-ra-quà. Così come Granata (che stimavo) e l’italicoBocchino». E quella più fredda di un (ex) militante: «Questo tentativo di fingersi paladini della giustizia, mentre poi votate leggi vergognose sarà la tomba di questo partito». Uno la butta sull’ironia: «Fin quando Fli non tornerà sui suoi passi, nessuno si offenda se verrà usato l’appellativo “Futuro e Retroattività”. È più consono». Insomma, Fini ormai è ostaggio dell’antiberlusconismo militante

dicevo, è bello vedere queste reazioni a qualcosa che già si sapeva sarebbe stato votato, perché sono state la cartina tornasole di quella che molti italiani anche a destra considerano un’anomalia al tramonto, Silvio Berlusconi.

Perennemente in mezzo, a intasare l’agenda del Parlamento con questioni sue, sulle quali si perdono mesi di tempo, si sprecano fiumi di inchiostro, si blocca tutto. Per cosa poi? Per evitare una “piazzale Loreto” come scriveva ieri Filippo Rossi? Non credo possa accadere nulla di simile.

Più probabilmente per un gesto di fedeltà al PdL che i finiani hanno scelto di fare sacrificando un po’ di credibilità nel breve periodo, in cambio di qualcosa che arriverà più avanti:

Personalmente, considero il lodo Alfano un atto doveroso (e faticoso) di realismo politico, di responsabilità. Una scelta obbligata di fronte a un panorama politico in frenetico cambiamento. Un gesto di coerenza e lealtà che, forse, nel brevissimo periodo – facendo il conto dei facili consensi – può sembrare controproducente ma che “alla fine dei giochi” risulterà la scelta giusta.

Perché qualsiasi rifondazione del sistema politico italiano non può passare per un virtuale ma pericolosissimo “piazzale Loreto”. Questo sbaglio, il nostro paese lo ha già fatto e non possiamo non imparare dai tragici errori dei nostri padri. L’Italia sta uscendo faticosamente da sedici anni di un sistema politico che, nel bene o nel male, ha impregnato di sé la società civile. E credere di cancellare tutto questo per via giudiziaria è un passo falso che, chi vuol davvero far fare un salto in avanti all’Italia, non si può proprio permettere.

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