Beppe Grillo denuncia i “Kabobo d’Italia”. Ma non dà soluzioni

Sul suo blog, Grillo elenca tre casi con protagonisti extracomunitari

di guido,

È un post piuttosto insolito quello comparso oggi sul blog di Beppe Grillo e intitolato “Kabobo d’Italia”. Il comico genovese torna sul fatto di cronaca della scorsa settimana – il cittadino ghanese che ha ucciso a picconate tre persone a Milano – e lo accomuna ad altri due eventi criminosi con protagonisti dei cittadini extracomunitari. Ma, al contrario di quanto fa solitamente, non prende una posizione netta e dà l’impressione di lasciare le cose a metà, di dire e non dire.

Quanti sono i Kabobo d’Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno.

Esordisce così il post, con una frase che potrebbe essere interpretata, a seconda dei casi, come un appello per le migliaia di “invisibili” nel nostro paese, o come una denuncia per la mancanza di sicurezza. Grillo continua elencando tre fatti di cronaca: quello di un angolese che a Milano ha staccato un orecchio a morsi (particolare evidenziato in grassetto) a un passante e aggredito un pensionato, quello di un senegalese che a Castagneto Carducci ha ucciso una diciannovenne durante un tentativo di stupro, e poi il caso di Kabobo, che sabato scorso ha fatto tre vittime nel quartiere Niguarda.

Grillo conclude:

Tre casi diversi. Un comunitario portoghese che doveva (deve) stare in carcere, qui o al suo Paese, e comunque va reimpatriato. Un ghanese che doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza. Un senegalese il cui decreto di espulsione non è mai stato applicato.

E quindi? Ci si aspetterebbe a questo punto un commento, una presa di posizione se non proprio una soluzione. E invece:

Chi è responsabile? Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia.

Di nuovo, e quindi? Grillo fa cadere il discorso a metà, lasciando che il non detto prenda il sopravvento. Un non detto che potrebbe essere non troppo dissimile da quanto potrebbe dire a riguardo un Borghezio, con la differenza che Borghezio almeno le cose le dice chiaramente. Grillo invece infarcisce il post di dettagli morbosi sui delitti (l’orecchio staccato a morsi, la morte della diciannovenne soffocata dal proprio sangue, tutti particolari debitamente evidenziati) ma poi non va a fondo, mentre dal leader di un movimento votato dal 25% degli italiani ci si aspetterebbe quantomeno una proposta in merito. Invece preferisce chiudere il post con il più classico dei commenti da uomo della strada:

Nessuno è colpevole, forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale presto sarà di nuovo un uomo libero.