Riforma pensioni e scioperi in Francia: cosa sta succedendo oltralpe

Prosegue la mobilitazione in Francia contro la riforma dell’età pensionabile: l’idea sarebbe di passare dai 60 anni ai 62. I sindacati hanno bloccato il Paese completamente. Sul Sole24Ore si legge che “la maionese non sta montando”Il primo è che la maionese sindacale non prende, cioè la mobilitazione non sale, com’era invece accaduto in altre occasioni.

Prosegue la mobilitazione in Francia contro la riforma dell’età pensionabile: l’idea sarebbe di passare dai 60 anni ai 62. I sindacati hanno bloccato il Paese completamente. Sul Sole24Ore si legge che “la maionese non sta montando”

Il primo è che la maionese sindacale non prende, cioè la mobilitazione non sale, com’era invece accaduto in altre occasioni. La seconda è che la legge, frutto peraltro di un lungo confronto e di un faticoso compromesso, è giusta e necessaria. La Francia è il paese più conservatore d’Europa e capiamo che il mito della pensione a 60 anni, peraltro interamente a ripartizione, sia durissimo a cadere. Però bisogna fare i conti con la realtà

A leggere Le Monde invece – lo vedremo meglio dopo – sembra che stia montando parecchio la maionese. E Cipputi, lo senti il rumore dell’ombrello? Quando si infila dove non batte il sole, qualcuno ti suggerisce sempre che “Bisogna fare i conti con la realtà”…

Per prima cosa però, cerchiamo di capire per quale motivo la Francia è paralizzata: un editoriale in prima pagina sul Corriere di oggi a firma Massimo Nava, ci introduce alla questione:

La Francia, paralizzata dalle proteste contro la riforma delle pensioni, vive uno dei suoi ricorrenti scontri sociali che resuscitano spirito rivoluzionario e suggestioni antagoniste del Sessantotto (…) Bloccati aeroporti e trasporti pubblici, milioni di lavoratori in corteo e sit-in di liceali, prime tensioni con la polizia. Scarseggia anche la benzina, per la paralisi di raffinerie e terminali (…) Per comprendere la posta in gioco, occorre fermarsi al principio guida della riforma, l’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni, che manda in soffitta la soglia dei 60 che fu una bandiera dell’era Mitterrand, oggi sventolata dalla sinistra, che promette di ristabilirla se tornerà al potere (…) Eppure, in sé, la riforma non ha nulla di devastante, evoca una giungla di eccezioni più che un livellamento egualitario. È un timido avvicinamento a quanto è già stato introdotto da tempo in diversi Paesi europei, Germania in testa, dove si va in pensione a 67 anni, e non ultima l’Italia, con le successive riforme di Maroni e Sacconi. Ovunque, il tema dell’impiego dei senior è all’ordine del giorno

Naturalmente le cose sono più complicate di così: sul sito della CGT, la Confédération générale du travail, c’è un documento che riassume bene i punti delle riforma e perché non sono accettabili per i lavoratori. Leggetelo se avete tempo e conoscete un po’ il francese.

Vagando un po’ per il sito della CGT vedo proprio un altro stile, un altro linguaggio, un’altra, diversa e migliore aggressività. Già nel giugno scorso, quando la febbre della mobilitazione doveva salire, ecco cosa scrivevano. Perdonate la traduzione veloce, non avevo tempo di fare un adattamento migliore.

Una riforma brutale per un declino sociale senza precedenti

Il Governo ha reso pubblica la bozza del progetto di riforma delle pensioni a seguito di una pseudoconcertazione. Per la CGT è una riforma brutale che porterà a un declino sociale senza precedenti. Ogni dipendente di qualunque età e di ogni settore deve prendere coscienza che è anche dalla sua mobilitazione che dipende l’esito della lotta. La CGT chiede a tutti i lavoratori di partecipare alle manifestazioni unitarie e interprofessionali di giovedì 24 giugno e di collaborare agli scioperi nel settore pubblico e privato

Un viaggio nel tempo, non trovate? Sembra di tornare indietro di trent’anni. Ma lì, con formule come “prendere coscienza”, e parole come “lotta” si blocca un paese, e spesso si ottiene qualcosa. Qui in Italia? Viene da sorridere a pensare a un confronto sul versante delle lotte sindacali degli ultimi anni.

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