Panorama e la gola profonda GDF: la storia di Fabio Diani e Giacomo Amadori

Cosa c’è dietro il “Panorama-gate” di queste ultime ore? Riassumiamo: un agente della Guardia di Finanza, Fabio Diani, è finito ai domiciliari per una serie di accessi non autorizzati agli archivi delle Fiamme Gialle. Avrebbe passato i dati pescati nel database a Giacomo Amadori, giornalista di Panorama.Sarebbero stati i superiori di Diani a insospettirsi: si

Cosa c’è dietro il “Panorama-gate” di queste ultime ore? Riassumiamo: un agente della Guardia di Finanza, Fabio Diani, è finito ai domiciliari per una serie di accessi non autorizzati agli archivi delle Fiamme Gialle. Avrebbe passato i dati pescati nel database a Giacomo Amadori, giornalista di Panorama.

Sarebbero stati i superiori di Diani a insospettirsi: si legge infatti di un migliaio di accessi tra gennaio 2008 e ottobre 2009. Che informazioni avrebbe passato ad Amadori? Dati sensibili su personaggi come

alcuni componenti della famiglia Agnelli, Gioacchino Gen­chi (già consulente in vari procedimenti penali alcuni dei quali diretti dall’ex Pm De Magistris) Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, il giudice Raimondo Mesia­no, Beppe Grillo, Marco Travaglio e la escort Patrizia D’Addario

Oggi è Il Giornale a dedicare spazio alla vicenda, per una fin banale solidarietà di schieramento. Noi invece dopo il salto vi proponiamo anche i pezzi usciti su Panorama dopo il travaso di dati dalla GdF al settimanale Mondadori.

Sul quotidiano della famiglia Berlusconi si legge oggi:

Gli inquirenti avrebbero accertato che agli accessi abu­sivi, effettuati dal militare, corrisponde­va, poco dopo, la pubblicazione di noti­zie da parte del giornalista, che si basava­no pro­prio su informazioni riservate con­tenute nelle banche dati. Amadori, inter­pellato al telefono dall’agenzia Ansa si è limitato a un: «No comment», mentre il suo direttore, Giorgio Mulè, ha dichiara­to: «Il nostro giornalista ha fatto solo il suo lavoro, come riconosciuto anche dal magistrato, nella massima trasparenza, per dovere nei confronti del collega e an­che a scanso di equivoci e di chi si voglia mettere a pensare a dossieraggi o kille­raggi. Ci tengo a sottolineare- ha precisa­to il direttore – che il collega ha usato le informazioni ricevute solo per scrivere gli articoli.

Erano dati utilizzabili e non, come si dice, sensibili o coperti da pri­vacy. Amadori ha chiesto solo i dati delle dichiarazioni dei redditi che sono noti. Il Pm che ha poi allegato tutti gli articoli scritti in un paio di anni – ha concluso Mulè – osserva che le informazioni sono state utilizzate con l’unico fine di scriver­li»

Vediamo gli articoli di Amadori: in “Beppe Grillo: tutto il giro d’affari dell’antipolitica” si leggono una serie di dati molto precisi riguardo al lato finanziario della corazzata grillista

«Da quando è partito il blog è stato un successo crescente». Una media di 5 mila spettatori per 80-90 date a tournée, quasi mezzo milione di persone pronte a pagare dai 20 ai 30 euro per ascoltarlo nei palasport. «Le date registrano il tutto esaurito in tempi sempre più brevi» aggiunge Marangoni. Che nel 2005 ha versato a Grillo 3.942.038 euro (cifra cresciuta negli anni successivi). E il resto della torta? Nella dichiarazione 2006, 512.132 euro provengono dalla Società italiana degli autori ed editori (la Siae); 69.784 dalla Casaleggio associati, l’agenzia che gestisce il suo blog (quell’anno all’esordio); 45.000 da Feltrinelli (con cui ha pubblicato Tutto il Grillo che conta); 15.500 dal settimanale Internazionale, per cui scrive. Gli fruttano anche gli investimenti fatti presso la banca Antonveneta che nel 2005 subiva la scalata della Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, arrestato a dicembre di quell’anno per aggiotaggio, insider trading, truffa aggravata e associazione per delinquere. Questa volta Grillo, al contrario di altre occasioni (per esempio nella vicenda Parmalat) non era riuscito a preconizzare quello che sarebbe accaduto

Poi qualche dettaglio sulla Casaleggio e Associati, che “gestisce” il business Grillo

Nel 2005 ha dichiarato un volume di affari di 40.525 euro e perdite per 66.833 euro, l’anno successivo, dopo il necessario rodaggio e l’incontro con Grillo, il fatturato è schizzato a 1.187.724 con un reddito imponibile di 380.505 euro. Il guru dell’agenzia è il perito informatico Gianroberto Casaleggio, 53 anni e riccioli alla Angelo Branduardi

In un altro pezzo di Amadori, “Caso Genchi: quanto schedati”, non mi sembra ci sia nulla di bizzarro. Pochi dati, solo parole. Altro giro, altro regalo: stavolta, ci si occupa della famiglia Agnelli e delle loro dichiarazioni dei redditi. C’è anche una fotogallery con il dichiarato di chi conta al Lingotto e nelle finanziarie di famiglia – per cui Exor Spa.

Degli altri non ho ritrovato alcunché: ma se per molti di questi personaggi credo possa valere un banale diritto di cronaca e di inchiesta, per altri, come Raimondo Mesiano, sento puzza di manganellata mediatica. Basti ricordare il trattamento Brachino, ve lo ricordate? Mesiano, il giudice che firmò la sentenza del Lodo Mondadori, ritenuto un po’ pazzerello perché indossava calzini azzurri.

Un servizio (televisivo) di squadrismo mediatico che alla fine si rivelò controproducente: era troppo ridicolo persino per Mediaset. C’è sempre questo scrimine sottile, per i media allineati al governo – allineati perché di sua proprietà, di Silvio Berlusconi, mica per altro – nel senso che devi sempre mettere a confronto due cose.

Da un lato c’è la libertà di stampa e di inchiesta giornalistica: dall’altro c’è il perenne sospetto che la tua non sia un’inchiesta giornalistica, ma semplicemente una manganellata data da parte del tuo editore – Silvio Berlusconi, o il fratello, ecc – a qualcuno che gli risulta sgradito, come potrebbe essere Mesiano o Marco Travaglio, visto che si legge anche il suo nome tra gli “spiati” nell’archivio della GdF.