Galli della Loggia: Berlusconi apprezza solo l’obbedienza al Capo – il PDL è una corte di nani e ballerine

Di Ernesto Galli della Loggia ci eravamo già occupati qualche tempo fa, quando attaccò Berlusconi ed il governo.“Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”L’articolo continuava così:“Nel merito dei problemi

di bruno


Di Ernesto Galli della Loggia ci eravamo già occupati qualche tempo fa, quando attaccò Berlusconi ed il governo.

“Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”

L’articolo continuava così:

“Nel merito dei problemi che non lo riguardano in prima persona Berlusconi, infatti, continua troppo spesso ad apparire incerto, assente, più incline ai colpi di teatro, alle dichiarazioni mirabolanti ma senza seguito, che ad una fattiva operosità d’uomo di governo.”

Oggi sul Corriere della Sera è apparso un altro articolo a firma Ernesto Galli della Loggia, ancora più duro di quello appena citato. Il commentatore del quotidiano milanese attacca molto duramente il PDL ed il suo Capo:

“[…] Il Pdl (così come prima Forza Italia), di plastica o no, comunque non è un partito vero. Nel caso migliore è una coorte di seguaci ciechi e muti scelti inappellabilmente dal capo; nel caso peggiore una corte d’intrattenitori, nani, affaristi, ballerine, di addetti alle più varie intendenze.”

Inappuntabile, perfetto, chiaro. Era da tanto tempo che aspettavamo parole definitive da parte di un editorialista definito, nel migliore dei casi, terzista e, nel peggiore, cerchiobottista.

A Galli della Loggia si può imputare lo stesso “peccato” attribuito a Gianfranco Fini in merito alla rottura con Berlusconi: ci volevano sedici anni per capire di che pasta fosse fatto l’imprenditore di Arcore? Era necessario così tanto tempo per capire che

“Berlusconi, infatti, ha sì sdoganato la destra elettoralmente e sul piano del governo, ma non è riuscito a sdoganarla socialmente e culturalmente.”

Se la cultura della destra è rappresentata da uomini come Emilio Fede, Augusto Minzolini, Vittorio Sgarbi, credo proprio che la famosa “egemonia culturale della sinistra” continuerà nei secoli dei secoli.

Tornando all’articolo di Galli della Loggia, il premier non sarebbe riuscito a creare un partito vero, con una propria organizzazione interna che non dipenda totalmente dai voleri del Padrone:

“Non c’è riuscito perché non ha voluto, naturalmente. E non ha voluto per tre ragioni: per la paura che ciò avrebbe comunque diminuito il suo potere; per un riflesso padronale creatosi in decenni di comando aziendale, in base al quale «se io ci metto i soldi (e per giunta prendo i voti), io comando»; e infine per il difetto, che in lui è abissale, di vera cultura politica.”

Tutto vero. Il piccolo particolare da ricordare (ce lo ricordano Marco Travaglio e Peter Gomez) è che la famosa “discesa in campo” fu provocata, fu lo stesso Berlusconi a confidarlo a Biagi e a Montanelli, dalla paura di finire in galera e di fallire per debiti. Per non parlare di quello che ha detto Fedele Confalonieri a Repubblica nel 2000:

“La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia.”

A parte i nobili motivi che hanno portato il Cavaliere ad entrare in politica, non dimentichiamo cosa significhi “democrazia” nel vocabolario arcoriano: Montanelli via dal Giornale, Biagi, Santoro e Luttazzi via dalla Rai, Ferruccio de Bortoli via dal Corriere della Sera, Mentana (sì, anche Mentana) via da Mediaset, eccetera, eccetera, eccetera.

Il vero dramma è che potrebbe avere ragione Galli della Loggia quando scrive, in conclusione dell’articolo:

“Sembra proprio, dunque, che dobbiamo rassegnarci: il berlusconismo è l’unica benché fangosa novità politica toccata in sorte all’Italia in questi anni. Per il dopo siamo ancora in attesa.”

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