Chi è Sergio Chiamparino

L’ex sindaco di Torino è tra i nomi più gettonati per la carica di segretario del Pd dopo il traghettamento di Epifani. Ecco un suo profilo.

Guglielmo Epifani è stato appena nominato segretario del Pd, in veste di traghettatore, ma già è partita la corsa per chi dovrà davvero prendere in mano il Partito Democratico. Tra i nomi di cui si continua a parlare c’è quello di Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, appoggiato in primis da Matteo Renzi e dai suoi (che già l’avevano votato, in una sorta di conta interna, come Presidente della Repubblica). Ma prima c’è da capire se non sarà proprio il rottamatore a correre per la carica di segretario, ipotesi che però sta perdendo terreno.

Chi è Sergio Chiamparino? Classe 1948 (65 anni, non proprio di primo pelo), nato a Moncalieri in provincia di Torino e laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, è uno che ha passato l’intera vita tra le fila del Pci-Pds-Ds-Pd. Facendo tutta la gavetta: a 27 è capogruppo Pci al comune di Moncalieri (nel 1975, anno di nascita del suo supporter Matteo Renzi); dall’82 all’86 è responsabile del Dipartimento Economico del PCI di Torino; dall’89 al ’91 è segretario regionale della Cgil; dal ’91 al ’95 è segretario provinciale del PDS; nel 1993 è consigliere comunale a Torino.

Insomma, per tutta la Prima Repubblica la carriera politica di Sergio Chiamparino non è folgorante. Una trafila a base di Pci, Pds e Cgil al massimo a livello regionale. Nel 1996, finalmente, il grande salto: Chiamparino è eletto deputato nell’anno che vede la vittoria de L’Ulivo di Romano Prodi. Ma la vera notorietà, la conquista quando torna a lavorare nella sua zona di nascita, questa volta con un ruolo di prestigio: sindaco di Torino.

Una carica che Chiamparino si trova a ricoprire per un accidente del destino: il candidato sindaco del centrosinistra, Domenico Carpanini, muore per emoraggia cerebrale il primo marzo 2001 durante un dibattito con il suo sfidante Roberto Rosso. Mancano solo tre mesi alle elezioni, e Chiamparino viene chiamato in tutta fretta a sostituire Carpanini. In tempo record mette in piedi una campagna elettorale e riesce a portare a casa la vittoria di misura: 52,8%.

Evidentemente il suo lavoro è apprezzato, visto che cinque anni dopo la percentuale di voti (al primo turno, tra l’altro) sale vertiginosamente, arrivando al 66,6% dei voti. Un numero simbolico, soprattutto visto che il suo sfidante era l’ultrà cattolico Rocco Buttiglione (una candidatura che gli ha comunque agevolato la missione).

Per essere un militante di vecchia data del Pci e Cgil, Chiamparino si fa notare per alcune idee decidamente eterodosse. Una delle più note è la proposta di una creazione del Partito Democratico del Nord, che sia più presente sul territorio e sappia intercettare i voti di chi chiede risposte alla “questione settentrionale” sollevata dalla Lega Nord.

Le sue posizioni politico-economiche, nel corso degli anni, si sono in effetti allontanate parecchio da quelle della gioventù, fino a diventare uno dei volti di punta dell’area liberal del Partito Democratico. Si spiega così il supporto di Matteo Renzi e dei suoi, tutti rigorosamente di provenienza cattolica. Piace anche a veltroniani, prodiani e si dice anche al nuovo nome forte del Pd: Pippo Civati.

La candidatura dell’ex sindaco potrebbe raccogliere quindi consensi molto ampi, come spiega Europa:

La provenienza dal Pci, l’ottima esperienza da sindaco di Torino, un rapporto sempre cordiale con gli altri dirigenti dem gli concedono qualche punto in più in una competition tutta interna, come quella congressuale. Mentre Renzi, con una sponda a quel punto molto amichevole al vertice del partito, potrebbe provare a parlare senza timori di essere additato come “berluschino” o “fascistoide” anche all’elettorato di centro e di centrodestra.

Ma lui che cosa ne dice? Per il momento nicchia, con parole dietro alle quali si intuisce la volontà di aspettare e vedere. Ma se si creeranno le giuste condizioni, non ci sono dubbi che Chiamparino sarà della partita: ““Se si creeranno le condizioni per dare una mano al centrosinistra, a prescindere dal ruolo, può essere una cosa su cui ragionare. Ma allo stato attuale non ho obiettivi”.